29 Jul, 2026 - 18:30

Colacem, si riapre lo scontro nella famiglia Colaiacovo: sequestrati 150 milioni sulla vendita della quota Financo

Colacem, si riapre lo scontro nella famiglia Colaiacovo: sequestrati 150 milioni sulla vendita della quota Financo

La lunga contesa per il controllo del gruppo Colacem sembrava essersi conclusa con l’accordo che aveva concentrato il 75 per cento della holding Financo nelle mani del ramo guidato dal presidente Carlo Colaiacovo e dai nipoti Ubaldo e Carmela.

Ma la tregua interna alla famiglia eugubina sarebbe già terminata.

Secondo quanto ricostruito dal giornalista Simone Filippetti nel suo blog Piccadilly Duomo, i giudici hanno disposto un sequestro preventivo su una parte della somma versata per l’acquisto della partecipazione riconducibile a Giuseppe Colaiacovo. Il provvedimento avrebbe congelato 150 milioni di euro sui circa 450 milioni corrisposti per la quota. Si tratta di una misura cautelare, che non costituisce una decisione definitiva sul merito della controversia, ma riapre un fronte giudiziario dalle conseguenze potenzialmente rilevanti.

La nuova iniziativa sarebbe partita dal ramo di Pasquale Colaiacovo, il più anziano dei quattro fratelli fondatori, e in particolare dalle figlie Paola e Francesca, titolari complessivamente di un altro 25 per cento della cassaforte di famiglia.

L’accordo che aveva cambiato gli equilibri

La svolta era maturata nell’aprile scorso, quando Giuseppe Colaiacovo aveva deciso di cedere la propria partecipazione, detenuta attraverso la società Gold. Il pacchetto stava per essere trasferito alla Eques, veicolo finanziario riconducibile a Gianluca Vacchi e gestito dal commercialista Luca Poggi.

A quel punto il ramo di Carlo e Ubaldo avrebbe esercitato il diritto di prelazione, impedendo l’ingresso di un soggetto esterno nella compagine proprietaria e rilevando direttamente la quota per una cifra vicina al mezzo miliardo di euro.

L’operazione aveva prodotto tre effetti: l’uscita definitiva di Giuseppe dal gruppo, il rafforzamento del ramo di Carlo fino al 75 per cento di Financo e l’isolamento del ramo di Pasquale, rimasto con una partecipazione di minoranza priva di un concreto potere di indirizzo. L’accordo riguardava un gruppo industriale con oltre un miliardo di euro di fatturato e attività che comprendono, oltre al cemento, l’autodromo di Misano, il Park Hotel Ai Cappuccini e Umbria Tv.

Il ricorso del ramo rimasto escluso

Il nuovo provvedimento cautelare rappresenterebbe la prima affermazione giudiziaria ottenuta dal ramo di Pasquale dopo il riassetto proprietario.

Paola e Francesca avrebbero contestato la cessione anche in relazione a un precedente patto di co-vendita stretto con Giuseppe. Quel patto aveva contribuito, negli anni, alla formazione di un blocco paritetico del 50 per cento, capace di condizionare la gestione della holding e di determinare una lunga paralisi societaria, con difficoltà nell’approvazione dei bilanci e nella distribuzione dei dividendi.

La questione giuridica centrale riguarda però l’effettiva portata di quell’accordo. Secondo la ricostruzione di Piccadilly Duomo, il diritto di co-vendita potrebbe non essere reciproco: avrebbe tutelato Eques nell’ambito del finanziamento concesso alla Gold, senza attribuire automaticamente alle cugine il diritto di cedere la propria quota alle stesse condizioni ottenute da Giuseppe.

Allo stesso modo, il diritto di prelazione esercitato da Carlo e Ubaldo riguarderebbe le singole partecipazioni e non obbligherebbe gli acquirenti a rilevare anche il restante 25 per cento.

La Gold, il prestito Eques e i debiti

La vicenda è resa ancora più complessa dalla situazione finanziaria della Gold, società attraverso la quale Giuseppe deteneva la partecipazione in Financo.

La Gold aveva attraversato una profonda crisi, culminata in una dichiarazione di fallimento poi superata attraverso un concordato con i creditori. Nel gennaio 2024 la società aveva ricevuto un finanziamento di circa 200 milioni di euro da Eques e da altri investitori, tra i quali figurava Brunello Cucinelli. A garanzia dell’operazione era stata posta proprio la partecipazione del 25 per cento in Financo.

Una parte consistente dei 450 milioni incassati dalla vendita sarebbe quindi già destinata al rimborso del finanziamento e alla definizione delle esposizioni debitorie della Gold. Secondo le indiscrezioni raccolte dal blog, l’incasso netto rimasto al ramo di Giuseppe potrebbe collocarsi tra 80 e 100 milioni di euro, da suddividere tra i diversi componenti della famiglia.

Il sequestro di 150 milioni introduce ora un’incognita nella distribuzione delle somme, pur senza modificare automaticamente l’assetto proprietario definito con l’acquisizione della quota.

Da Gubbio alle banche d’affari di Londra

Il ramo rimasto al 25 per cento avrebbe intanto cercato possibili acquirenti rivolgendosi anche alle grandi banche d’affari della City di Londra. Il problema è rappresentato dal valore effettivo di una partecipazione di minoranza in una società nella quale l’altro blocco controlla ormai il 75 per cento e dispone della maggioranza anche nelle assemblee straordinarie.

Secondo Filippetti, l’interesse per il pacchetto sarebbe rimasto limitato. Tra i possibili interlocutori sarebbe comparsa la famiglia Vicini, socia della controllata Domicem nella Repubblica Dominicana, ma con un interesse rivolto soprattutto alle attività caraibiche e non necessariamente all’intera quota Financo.

Una nuova guerra tra ex alleati

La contrapposizione assume ora un carattere diverso rispetto al passato. Per anni Giuseppe, Paola e Francesca avevano condiviso una posizione critica nei confronti della gestione del gruppo. L’uscita di Giuseppe e l’accordo con il ramo rivale hanno però spezzato quell’alleanza.

Il nuovo contenzioso non oppone più soltanto due blocchi storicamente contrapposti, ma coinvolge soggetti che fino a pochi mesi fa agivano insieme. La partita torna così nei tribunali, mentre resta da verificare quale effetto concreto potrà avere il sequestro sulla distribuzione del corrispettivo e sugli accordi sottoscritti.

La cosiddetta “Pax cementiera”, dunque, è durata poco. Il controllo industriale del gruppo appare oggi più definito, ma lo scontro patrimoniale e familiare è tutt’altro che concluso.

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Mario Farneti
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