La Festa dei Ceri Piccoli si terrà anche quest'anno il 2 giugno e l’Associazione Maggio Eugubino, soggetto organizzatore della manifestazione, ha diffuso il tradizionale comunicato rivolto a famiglie, ceraioli e componenti della Festa.
Molto spazio viene dedicato al ruolo educativo della manifestazione. L’associazione invita infatti i genitori a non interferire durante la corsa, nelle cerimonie e nelle sfilate, ricordando che i veri protagonisti della giornata devono essere i ragazzi e le ragazze.
“Lasciateli liberi e sciolti”, è in sostanza il messaggio che emerge dal documento, affinché i più giovani possano vivere in prima persona un’esperienza di crescita, responsabilità e autentica cultura ceraiola.
Accanto agli aspetti organizzativi, però, il comunicato affronta anche uno dei temi più delicati e controversi degli ultimi anni: quello della chiusura del portone della Basilica di Sant’Ubaldo all’arrivo dei Ceri sul Monte.

Il passaggio più significativo del documento riguarda proprio il momento conclusivo della corsa.
Il Maggio Eugubino afferma di ritenere che la Festa debba ripercorrere i passaggi fondamentali dei Ceri e dei Ceri Mezzani e, per questo motivo, auspica che all’arrivo del Cero di Sant’Ubaldo la porta della Basilica venga chiusa “se possibile e se si vuole”.
Una formulazione che lascia evidentemente la decisione finale alla discrezionalità dei giovani ceraioli santubaldari.
Allo stesso tempo l’associazione auspica che, una volta entrati nel chiostro, i tre Ceri vengano comunque “scavati” insieme come segno di omaggio unitario al Patrono.
Una posizione che cerca di conciliare tradizione recente e significato religioso della Festa, ma che inevitabilmente riapre una discussione mai davvero sopita.
Il tema non è nuovo.
Negli ultimi anni la chiusura della porta della Basilica è stata più volte oggetto di osservazioni e critiche da parte di esponenti del mondo ecclesiale e di numerosi ceraioli.
Tra le voci più autorevoli vi è stata quella del vicario generale della Diocesi e cappellano dei Ceri, don Mirko Orsini, che aveva espresso perplessità sul significato di un gesto che rischia di trasformare il momento culminante della Festa in una sorta di competizione.
L’osservazione di fondo è semplice: la Festa dei Ceri nasce come atto di devozione verso Sant’Ubaldo e non come una gara sportiva destinata a decretare vincitori e vinti.
In questa prospettiva la chiusura della porta viene percepita da molti come un elemento estraneo allo spirito originario della celebrazione.
Proprio per questo la scelta del Maggio Eugubino potrebbe suscitare nuove riflessioni.
Se infatti una parte del mondo ceraiolo considera la chiusura della porta una tradizione ormai consolidata, altri ritengono che si tratti di una consuetudine relativamente recente e non necessariamente coerente con il significato profondo della Festa.
La domanda che emerge spontaneamente è se un comportamento discusso tra gli adulti debba essere riproposto anche nella Festa dei Ceri Piccoli, che per sua natura dovrebbe rappresentare soprattutto un momento educativo.
Affidare la decisione ai giovanissimi ceraioli significa certamente riconoscere loro autonomia e responsabilità. Tuttavia significa anche trasferire alle nuove generazioni una controversia che gli adulti non sono ancora riusciti a risolvere.

La corsa dei Ceri non è mai stata pensata come una sfida tra fazioni contrapposte.
La passione, l’appartenenza ai tre Ceri e la naturale competizione fanno parte della tradizione e rappresentano una componente importante della giornata. Ma tutto questo trova il proprio significato all’interno di un contesto più ampio, che resta quello dell’omaggio al Patrono.
Quando il gesto simbolico della chiusura della porta viene percepito come una vittoria sull’altro, il rischio è quello di spostare l’attenzione dal Santo alla rivalità.
Ed è proprio questo il nodo che continua a dividere il mondo ceraiolo.
Per molti eugubini il momento più autentico della Festa non è infatti quello della porta che si chiude, ma quello in cui i tre Ceri si ritrovano insieme nel chiostro per rendere omaggio a Sant’Ubaldo, superando ogni appartenenza di parte.
Il comunicato del Maggio Eugubino contiene giustamente un forte richiamo al valore educativo della Festa dei Ceri Piccoli.
Lasciare ai ragazzi spazio, responsabilità e libertà è probabilmente il modo migliore per trasmettere la cultura ceraiola.
Proprio per questo la questione della porta della Basilica merita forse una riflessione ulteriore.
Se i Ceri Piccoli rappresentano la palestra nella quale si formano i ceraioli di domani, allora il messaggio più importante potrebbe essere quello che mette al centro non la vittoria di un Cero sugli altri, ma il comune tributo a Sant’Ubaldo.
Perché la Festa dei Ceri continua a vivere da quasi nove secoli non grazie alle rivalità, ma grazie alla capacità degli eugubini di riconoscersi, al di là dei colori, in un'unica grande devozione verso il proprio Patrono.