03 Jun, 2026 - 12:05

Ceri Piccoli 2026, la lezione di don Mirko: “Date a Sant’Ubaldo tutta la giornata”. La Festa non è una gara ma un atto d’amore

Ceri Piccoli 2026, la lezione di don Mirko: “Date a Sant’Ubaldo tutta la giornata”. La Festa non è una gara ma un atto d’amore

La Festa dei Ceri Piccoli 2026 si è conclusa nel modo più bello: con il canto di “O Lume della Fede” nella Basilica di Sant’Ubaldo e con il ritorno in città della Processione dei Santi, quando ormai il sole aveva lasciato spazio alle luci della sera.

È stata una giornata intensa, preceduta da un acquazzone che non ha scoraggiato i giovani ceraioli, anzi ha contribuito a rendere ancora più suggestiva l’atmosfera di una delle feste più amate dagli eugubini.

La corsa pomeridiana si è svolta regolarmente. Bravissimi i ragazzi lungo la Calata dei Neri e Corso Garibaldi, con qualche inevitabile incertezza dovuta all’età e all’emozione. Perfetta la Calata dei Ferranti e velocissime le mute che si sono alternate sotto le stanghe dall’Ospedale fino a San Martino e lungo via dei Consoli.

Molto significativa anche la presenza di tante bambine che hanno partecipato attivamente alla Corsa, dando la loro spallata ai Ceri. Le girate della sera in Piazza Grande sono state aperte dal tradizionale sventolio del fazzoletto bianco da parte del sindaco del Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi, Greta Orsini.

Poi l’ascesa al Monte Ingino, forse il momento più emozionante della giornata. Bambini, ragazzi e ragazze di tutte le età si sono alternati sotto le stanghe, accompagnati dall’incoraggiamento dei genitori e dall’affetto di migliaia di persone.

Le parole di don Mirko Orsini

Al termine della giornata, in Basilica, il Cappellano dei Ceri don Mirko Orsini ha pronunciato parole che meritano di essere meditate ben oltre la conclusione della Festa.

“Questa mattina vi avevo detto che c’è un momento in cui si torna a Sant’Ubaldo, e quella parte a Sant’Ubaldo va data perché merita tutto il nostro amore e il nostro rispetto. Voi oggi avete dato a Sant’Ubaldo rispetto, onore e amore. Diamo a Sant’Ubaldo tutta la giornata, che diventa in questo modo vera, bella e importante per voi e per le vostre famiglie. Grazie con tutto il cuore.”

Parole semplici, ma profonde. Parole che riportano la Festa al suo significato originario.

La Festa come tributo di fede

Con il 2 giugno si chiude la stagione ceraiola 2026. Gli stendardi vengono ritirati dalle finestre e dai balconi e la città comincia già a guardare al prossimo anno.

Eppure resta aperta una riflessione che accompagna ormai da tempo il dibattito ceraiolo.

Da anni, infatti, una parte dell'attenzione pubblica si concentra sulla questione della chiusura del portone della Basilica da parte dei ceraioli di Sant’Ubaldo all’arrivo del Cero di San Giorgio. Una polemica che periodicamente riaffiora e che rischia di far perdere di vista il cuore autentico della Festa.

Ridurre la Festa dei Ceri a una competizione significa infatti fraintenderne l’essenza.

La Festa non nasce per decretare un vincitore. Nasce per rendere omaggio a Sant’Ubaldo.

Il Santo che difese la città

La tradizione ceraiola affonda le sue radici nel Medioevo e trova il suo significato nella figura del vescovo Ubaldo Baldassini.

Non si tratta soltanto di un santo venerato dalla Chiesa. Per gli eugubini Sant’Ubaldo è il padre spirituale della città, colui che la tradizione ricorda come difensore del suo popolo nei momenti più difficili.

Prima contro la lega delle undici città che assediarono Gubbio. Poi contro l’imperatore Federico Barbarossa, che minacciava di espugnarla e distruggerla.

Al di là della ricostruzione storica, è il significato simbolico che conta. Sant’Ubaldo rappresenta il pastore che protegge il gregge affidatogli da Dio e che continua a vegliare sulla sua comunità anche dopo la morte.

La Festa dei Ceri nasce dunque come pellegrinaggio, come atto di devozione, come gesto collettivo di gratitudine.

Quando la fede diventa gara

A distanza di quasi nove secoli dal transito del Santo, qualcuno continua a leggere la Festa esclusivamente attraverso la lente della competizione.

È comprensibile che la passione, il tifo e l’appartenenza ai tre Ceri generino entusiasmo e rivalità. Fa parte della tradizione e del colore della Festa.

Ma quando l’idea della vittoria prevale sul significato religioso, si corre il rischio di alterare il senso stesso della manifestazione.

La fede non conosce vincitori né vinti, né assegna coppe o classifiche. La fede insegna piuttosto la vittoria sul male, sull’egoismo, sulla divisione e sul peccato.

Per questo le parole di don Mirko assumono un valore particolare.

“Date a Sant’Ubaldo tutta la giornata” non significa soltanto arrivare in Basilica. Significa vivere ogni momento della Festa come un dono, come un atto di amore verso il Santo e verso la comunità.

L’eredità dei Ceri Piccoli

Forse proprio i Ceri Piccoli insegnano questa verità meglio di qualsiasi discussione.

Nei loro sorrisi, nelle loro emozioni, nelle cadute che diventano esperienza e nelle spallate date insieme senza calcoli e senza strategie, c’è l’essenza più autentica della Festa.

C’è il rispetto per una tradizione secolare unita all’amore per Sant’Ubaldo. C’è infine la gioia di appartenere a una comunità.

Ed è forse questa la più grande eredità lasciata dalla Festa dei Ceri Piccoli 2026: ricordare agli adulti ciò che i bambini sembrano sapere già molto bene. Che i Ceri non servono a vincere contro qualcuno, ma a correre insieme verso Sant’Ubaldo.

E in quella corsa semplice, sincera e priva di ogni calcolo, sembra quasi riecheggiare l'invito evangelico di Cristo: "Lasciate che i bambini vengano a me" (Mc 10,14).

Perché sono spesso proprio i più piccoli a comprendere con maggiore immediatezza il significato autentico della fede, dell'amore e della devozione che da secoli alimentano la Festa dei Ceri. 

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Mario Farneti
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