Il movimento guidato da Roberto Vannacci prepara un’iniziativa regionale sui centri culturali islamici. Manuela Puletti e Augusto Rossi chiedono controlli sui permessi e sulle attività svolte. Il tema si inserisce nel dibattito aperto a Terni, dove Comune e comunità islamica hanno però escluso richieste per nuove strutture.
Futuro Nazionale porta anche nei Comuni umbri il tema dei centri culturali islamici. Il movimento politico guidato a livello nazionale da Roberto Vannacci annuncia un’azione coordinata attraverso i propri rappresentanti negli enti locali, con la richiesta di verifiche preventive sulle autorizzazioni e controlli successivi sulle attività effettivamente svolte nelle strutture.
La posizione è stata espressa dalla vice responsabile regionale con delega agli Enti locali Manuela Puletti, insieme al coordinatore regionale Augusto Rossi e al direttivo umbro. Il movimento dichiara la propria contrarietà alla nascita di nuovi centri di aggregazione islamici, sostenendo che in diversi casi questi finirebbero per svolgere anche funzioni religiose.
È una valutazione politica di Futuro Nazionale, che utilizza l’espressione “moschee mascherate” per descrivere quelle strutture nelle quali, secondo il movimento, alle attività culturali si affiancherebbero preghiera e proselitismo. Non vengono però forniti nella nota dati quantitativi che consentano di verificare l’affermazione secondo cui ciò avverrebbe nella “quasi totalità” dei casi.
La strategia annunciata punta soprattutto sugli enti locali. Dove Futuro Nazionale dispone di propri eletti, l’obiettivo dichiarato è chiedere verifiche rigorose prima del rilascio dei permessi e controlli successivi da parte delle Polizie locali e delle forze dell’ordine.

Puletti sostiene che esisterebbe un problema di distinzione tra centro culturale e luogo destinato stabilmente al culto e annuncia un’azione coordinata nei diversi Comuni. Il movimento riconosce, allo stesso tempo, che eventuali iniziative amministrative devono muoversi nel quadro delle norme nazionali e che un referendum consultivo locale non potrebbe modificare la legislazione statale.
Il tema è riemerso in questi giorni soprattutto a Terni, dopo prese di posizione politiche sulla possibile apertura di un nuovo centro islamico. Il quadro disponibile, tuttavia, presenta un elemento rilevante: l’assessore comunale Sergio Anibaldi ha dichiarato che agli uffici non risulta alcuna richiesta di autorizzazione per una nuova moschea, mentre l’imam Mimoun El Hachmi ha a sua volta escluso progetti per nuove strutture o ampliamenti di quelle esistenti.
Sul piano giuridico, la questione presenta due livelli distinti. I Comuni possono esercitare i normali controlli urbanistici, edilizi, di sicurezza e sulla destinazione d’uso degli immobili. Diverso è utilizzare la regolamentazione territoriale per introdurre limitazioni discriminatorie all’esercizio di una determinata religione.
L’articolo 19 della Costituzione riconosce a tutti il diritto di professare liberamente la propria fede, individualmente o in forma associata, e di esercitarne il culto anche pubblicamente. La Corte costituzionale ha inoltre più volte stabilito che le norme urbanistiche possono disciplinare i luoghi di culto, ma non trasformarsi in ostacoli irragionevoli alla libertà religiosa. Nel 2016 ha dichiarato illegittimi requisiti più stringenti imposti alle confessioni prive di intesa con lo Stato; nel 2019 ha censurato ulteriori limitazioni che subordinavano l’apertura di nuovi luoghi di culto a condizioni considerate sproporzionate.
L’iniziativa di Futuro Nazionale apre dunque un nuovo fronte del confronto politico umbro: il movimento annuncia verifiche e controlli attraverso i propri amministratori, mentre l’applicazione concreta delle proposte dovrà comunque misurarsi con competenze comunali, normativa urbanistica e garanzie costituzionali sulla libertà religiosa.