30 Apr, 2026 - 15:45

Censimento Istat 2024, l’Umbria scende a 851.473 residenti: nuovo record di denatalità e popolazione sempre più anziana

Censimento Istat 2024, l’Umbria scende a 851.473 residenti: nuovo record di denatalità e popolazione sempre più anziana

L'Umbria continua a perdere residenti e vede accentuarsi i segnali di un progressivo squilibrio demografico che, anno dopo anno, assume contorni sempre più strutturali. È il quadro che emerge dai dati del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni dell’Istat, riferiti al 31 dicembre 2024, che restituiscono la fotografia di una regione chiamata a fare i conti con uno dei temi più delicati del proprio futuro: il declino demografico. 

Secondo i numeri ufficiali diffusi dall’Istituto nazionale di statistica, la popolazione residente in Umbria ammonta a 851.473 persone, con una riduzione di 1.595 unità rispetto al 2023, pari a un calo dello 0,2%.Una flessione apparentemente contenuta, ma che conferma una tendenza consolidata e sempre più significativa se letta nel quadro più ampio della dinamica regionale degli ultimi anni. A pesare è soprattutto il persistente squilibrio tra nascite e decessi, mentre i flussi migratori - sia dall’estero sia interni - continuano a svolgere una funzione compensativa insufficiente.

Il dato più allarmante riguarda ancora una volta la natalità: anche nel 2024 l’Umbria registra infatti un nuovo record negativo di nascite, in linea con quanto accade nel resto del Paese.

La geografia della popolazione: Perugia concentra quasi tre quarti dei residenti

L’analisi territoriale conferma la forte concentrazione demografica nell’area perugina. Secondo il censimento, il 74,7% della popolazione umbra vive nella provincia di Perugia, mentre il restante 25,3% si distribuisce nella provincia di Terni. Una ripartizione che riflette il peso storico, economico, amministrativo e infrastrutturale del capoluogo regionale e del suo hinterland, ma che evidenzia anche il progressivo sbilanciamento territoriale della regione.

La distribuzione per classi dimensionali dei comuni mostra inoltre una concentrazione significativa nei principali poli urbani. Più del 30% della popolazione umbra, precisamente il 31,5%, risiede nei due comuni con oltre 100mila abitanti - Perugia e Terni - mentre il 20,5% vive nei centri compresi tra 20mila e 50mila abitanti.

Numeri che confermano una tendenza alla polarizzazione urbana e che, al tempo stesso, rilanciano il tema dello spopolamento delle aree interne e dei piccoli comuni, da anni alle prese con un progressivo impoverimento demografico.

Cresce la presenza straniera: quasi 90mila residenti da 163 Paesi

Se la popolazione complessiva diminuisce, cresce invece la componente straniera. Nel 2024 gli stranieri residenti censiti in Umbria sono 89.685, con un incremento di 1.106 unità rispetto all’anno precedente. Si tratta del 10,5% della popolazione regionale, una quota significativa che conferma il ruolo ormai strutturale della presenza internazionale nel tessuto sociale umbro.

I cittadini stranieri provengono da 163 Paesi diversi, ma le comunità numericamente più consistenti restano quelle provenienti da Romania (24,2%), Albania (11,2%) e Marocco (9,6%). Il loro contributo si rivela fondamentale non solo sul piano economico e produttivo, ma anche sotto il profilo demografico.

L’Istat evidenzia infatti come la componente straniera rappresenti un fattore di ringiovanimento della popolazione, incidendo positivamente sia sulla struttura per età sia sulla natalità regionale. Un elemento che tuttavia, pur significativo, non basta a compensare il saldo naturale fortemente negativo.

Denatalità record: nel 2024 nati appena 4.736 bambini

Il dato più critico del rapporto riguarda le nascite. Nel 2024 in Umbria sono nati 4.736 bambini, 30 in meno rispetto al 2023. Si tratta del livello più basso mai registrato, nuovo record di denatalità per una regione che continua a vedere ridursi la propria capacità di ricambio generazionale.

Un fenomeno che si inserisce in una tendenza nazionale consolidata, ma che in Umbria assume una rilevanza particolare per via delle dimensioni demografiche ridotte del territorio. Il calo delle nascite è il principale fattore che determina la contrazione complessiva della popolazione.

I nati stranieri risultano in lieve crescita, ma il loro incremento non riesce a invertire una dinamica che continua a destare forte preoccupazione.

Dietro il dato statistico si leggono trasformazioni profonde: cambiamento dei modelli familiari, precarietà economica, riduzione della popolazione in età fertile, difficoltà abitative e occupazionali.

Meno decessi, ma l’età media continua a salire

Nel 2024 si registra anche una diminuzione della mortalità. I decessi sono stati 213 in meno rispetto all’anno precedente, con il tasso di mortalità che passa dal 12,6 al 12,4 per mille. Il decremento più marcato è stato rilevato nella provincia di Terni.

Un dato positivo, che tuttavia non modifica l’equilibrio complessivo. L’Umbria continua infatti a invecchiare. L’età media della popolazione passa da 48,2 a 48,4 anni, confermando una progressione costante. Le donne rappresentano il 51,4% dei residenti, superando gli uomini di oltre 24mila unità, una differenza legata soprattutto alla maggiore longevità femminile.

Si tratta di numeri che impongono una riflessione profonda sulle prospettive di sostenibilità del sistema regionale: dall’organizzazione dei servizi sanitari e sociosanitari alla tenuta del mercato del lavoro, fino all’equilibrio previdenziale e alla capacità di innovazione territoriale.

Perugia resta la provincia più giovane, Terni quella più anziana

Il confronto tra le due province evidenzia una diversa struttura anagrafica.

Perugia si conferma la provincia più giovane, con un’età media di 48 anni, mentre Terni sale a 49,05 anni. Un divario che fotografa una maggiore capacità attrattiva dell’area perugina, legata alla presenza universitaria, ai flussi di mobilità interna e internazionale e a una struttura economica più diversificata. Terni, al contrario, continua a mostrare un profilo demografico più maturo, con una maggiore incidenza della popolazione anziana.

Il nodo demografico come sfida strategica per il futuro

I dati del censimento 2024 restituiscono un’immagine chiara: l’Umbria si trova di fronte a una delle sfide più decisive del proprio futuro. Il progressivo calo della popolazione, l’invecchiamento, la denatalità e la concentrazione urbana non rappresentano soltanto indicatori statistici, ma segnali inequivocabili di una trasformazione profonda che investe sviluppo economico, pianificazione territoriale e sostenibilità dei servizi. La crescita della componente straniera e il lieve calo della mortalità attenuano solo parzialmente un quadro complesso. 

Il nodo demografico richiede risposte strutturali, politiche di sostegno alla natalità, investimenti nei servizi per le famiglie, attrattività per i giovani e strategie di rilancio dei territori più fragili. Perché dietro i numeri del censimento non c’è soltanto una fotografia del presente, ma una proiezione concreta delle sfide che attendono l’Umbria nei prossimi anni.

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Francesco Mastrodicasa
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