01 Mar, 2026 - 21:00

Celiachia in Umbria, casi in aumento: ecco tutti i dati aggiornati

Celiachia in Umbria, casi in aumento: ecco tutti i dati aggiornati

La celiachia in Umbria continua a crescere, seguendo un trend nazionale che non accenna a rallentare. I numeri parlano chiaro: nella regione sono stati superati i cinquemila pazienti diagnosticati, un dato che fotografa un incremento significativo rispetto a quindici anni fa, quando i casi erano quasi la metà. Un’evoluzione che impone una riflessione non solo sanitaria, ma anche sociale e organizzativa, perché dietro le cifre si muovono storie personali, famiglie e un sistema sanitario chiamato ad adeguarsi.

Sempre più celiaci in Umbria: analisi dei dati regionali aggiornati

A fare il punto è stato Samuele Rossi, presidente dell’Associazione italiana celiachia, durante un’assemblea che ha riunito pazienti, familiari, medici e volontari in un momento di confronto sulle criticità e sulle prospettive future. Il quadro che emerge è chiaro: l’aumento delle diagnosi è costante e il fenomeno è destinato ad ampliarsi nei prossimi anni.

“Ce ne aspettiamo almeno altri 3 mila, perché stimiamo anche almeno l'1% della popolazione possa avere questa malattia autoimmune. Quindi in Umbria, a fronte di un numero di abitanti che si attesta a circa 800mila, siamo sicuri che almeno 8mila possano soffrire di questa patologia. Perciò riteniamo che sia molto importante avere una diagnosi precoce ed un percorso diagnostico terapeutico assistenziale ottimizzato”. ha spiegato Rossi, delineando uno scenario che va oltre i casi attualmente certificati.

Parole che aprono una questione centrale: la distanza tra i casi diagnosticati e quelli stimati. Se nel 2024 le diagnosi registrate sono state 4.637 (3.218 donne e 1.419 uomini), in aumento rispetto alle 4.410 del 2023, il potenziale bacino reale potrebbe essere ben più ampio. Ogni anno si contano oltre 200 nuovi casi, segnale di una crescita strutturale e non episodica.

L’impegno della Regione e il tavolo tecnico sulla celiachia

Il tema ha varcato i confini dell’associazionismo per entrare pienamente nell’agenda istituzionale. Collegata online all’assemblea anche Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, che ha definito la questione celiachiadirimente ed attenzionato dall'assessorato regionale alla Sanità sotto vari punti di vista: dalle mense nelle scuole, al sistema sanitario regionale fino a quello turistico”.

Un passaggio che sottolinea come la gestione della celiachia non riguardi soltanto l’ambito clinico, ma anche quello dell’inclusione sociale, dell’organizzazione scolastica e della promozione turistica. Garantire pasti sicuri nelle mense, formare il personale, assicurare percorsi diagnostici rapidi e uniformi: sono tasselli di un mosaico che richiede coordinamento.

“Ringraziamo la presidente Proietti - ha dichiarato Samuele Rossi - per essersi presa l'impegno di costruire insieme un tavolo tecnico, anche con la nostra presenza, per realizzare un percorso diagnostico terapeutico assistenziale efficiente e snello, che permetta ai cittadini di essere indirizzati nei canali giusti e di avere una diagnosi precisa e precoce, come chiediamo da tempo. Finalmente si è aperta una porta su di un futuro più semplice per i celiaci che sanno di esserlo ma anche per coloro a cui ancora non è stata diagnosticata questa malattia”.

L’ipotesi di un tavolo tecnico rappresenta un punto di svolta. L’obiettivo è costruire un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) più lineare, riducendo tempi di attesa e disomogeneità territoriali. Perché se la consapevolezza è cresciuta, resta ancora una quota di popolazione che convive con sintomi non riconosciuti.

Cos’è la celiachia: sintomi, cause e terapia

La celiachia è una malattia autoimmune permanente scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Non si tratta di un’intolleranza alimentare in senso generico, ma di una reazione immunitaria che colpisce l’intestino tenue. L’assunzione di glutine - proteina presente nel grano e in cereali affini come orzo e segale - provoca un’infiammazione cronica che danneggia progressivamente i villi intestinali, strutture fondamentali per l’assorbimento dei nutrienti.

Quando i villi si atrofizzano, l’organismo non riesce più ad assimilare correttamente vitamine, sali minerali e altre sostanze essenziali. I sintomi possono essere classici, come diarrea cronica, gonfiore e dolore addominale, perdita di peso e stanchezza persistente. Nei bambini possono comparire ritardo della crescita e difficoltà nello sviluppo. Esistono forme atipiche in cui i disturbi intestinali sono assenti e prevalgono manifestazioni extraintestinali, come anemia, osteoporosi o sintomi neurologici. In questi casi la diagnosi può arrivare tardi, talvolta in età adulta.

In Italia la prevalenza stimata è intorno all’1% della popolazione: si ipotizzano circa 600mila persone affette, a fronte di oltre 265mila già diagnosticate. Uno screening dell’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato che il 2,8% dei bambini testati è risultato positivo, suggerendo che l’incidenza potrebbe essere superiore alle stime tradizionali. La celiachia è infatti tra le patologie croniche più diffuse in età pediatrica, insieme al diabete di tipo 1.

La causa diretta è la reazione alla gliadina, una componente del glutine. L’infiammazione che ne deriva determina l’atrofia dei villi intestinali e compromette l’assorbimento. L’unica terapia efficace, ad oggi, è una dieta rigorosamente priva di glutine per tutta la vita. Non esistono farmaci risolutivi: la gestione quotidiana passa attraverso l’eliminazione totale di pane, pasta e prodotti contenenti glutine, sostituiti con alternative certificate.

È importante distinguere la celiachia da altri disturbi glutine-correlati, come l’allergia al frumento o la sensibilità al glutine non celiaca. Nel primo caso si tratta di una reazione allergica classica; nel secondo, i sintomi sono simili ma senza danni ai villi intestinali e senza i marcatori tipici della celiachia.

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Lorenzo Farneti
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