17 Mar, 2025 - 22:44

Caso So.Ge.Pu., Nebbiai esce di scena con un patteggiamento lampo

Caso So.Ge.Pu., Nebbiai esce di scena con un patteggiamento lampo

Aula del Tribunale di Perugia, riflettori puntati sull'imprenditore altotiberino Massimiliano Nebbiai, nome che rimbalza da settimane nei corridoi giudiziari per il suo coinvolgimento nell'inchiesta So.Ge.Pu. Davanti al giudice Simona Di Maria, è andato in scena l'atto finale della sua vicenda processuale: patteggiamento di un anno con sospensione della pena. Un epilogo che segna la fine di un’accusa di corruzione trasformata in "induzione a dare o promettere utilità". Nebbiai, titolare della Omn Componenti di Montone, è stato riconosciuto come parte passiva nel presunto scambio di denaro con Cristian Goracci, ex amministratore unico di So.Ge.Pu., per la fornitura di cestini da 300 mila euro. L'accordo, siglato tra difesa e Procura, è stato ufficializzato dal gip, chiudendo così la questione per l’imprenditore.

L'analisi della Procura sulle accuse iniziali

Quando la Procura ha iniziato a scavare nei conti e nei rapporti tra So.Ge.Pu. e le imprese fornitrici, il nome di Massimiliano Nebbiai è finito nel fascicolo con un'accusa pesante: corruzione. L’ipotesi iniziale parlava di un pagamento di 36 mila euro all’allora amministratore unico Cristian Goracci in cambio di un appalto per la fornitura di cestini. La difesa, guidata dagli avvocati Marcello Pecorari e Paola Trebbi, ha smontato il castello accusatorio, portando a una riqualificazione del reato.

Nebbiai non è stato più considerato un corruttore, ma un imprenditore che ha ceduto alle pressioni dell'ex amministratore, facendosi trascinare in un meccanismo che ha portato alla contestazione del reato di "induzione a dare o promettere utilità". Un cambio di prospettiva che ha alleggerito la sua posizione e permesso il patteggiamento senza altre conseguenze giudiziarie. La difesa ha rimarcato come l'indagato non abbia mai preso parte agli interrogatori, segno della sua marginalità nel sistema che ha portato all’inchiesta.

Il venir meno dell'ipotesi accusatoria

Gli avvocati di Nebbiai hanno ribaltato il tavolo, smontando pezzo dopo pezzo l’impalcatura accusatoria. Dopo aver passato al setaccio testimonianze e documenti, la difesa ha mostrato come il loro assistito fosse più una pedina che un regista nella vicenda. Le dichiarazioni raccolte e l’analisi delle prove hanno ridimensionato il suo ruolo, riducendolo a una figura marginale rispetto al quadro inizialmente dipinto dagli inquirenti. Il teorema della Procura ha iniziato a scricchiolare fino a crollare del tutto, lasciando spazio a una verità meno clamorosa ma più concreta.

L'esito della vicenda giudiziaria

Gli avvocati Pecorari e Trebbi incassano con soddisfazione il risultato, definendo il procedimento un esempio di rapidità e strategia difensiva ben calibrata. "La chiusura lampo della posizione del nostro assistito, con una pena ridotta al minimo e senza effetti collaterali, è stata possibile grazie alla calendarizzazione di un’udienza mirata già nella fase preliminare, prima ancora che si aprisse il dibattimento", hanno spiegato. Il patteggiamento ha permesso di separare nettamente Nebbiai dagli altri imputati, ridimensionando un coinvolgimento che all'inizio sembrava molto più pesante. Un capitolo che si chiude con il minor danno possibile per l'imprenditore, mentre il destino giudiziario degli altri protagonisti della vicenda è ancora tutto da scrivere.

Gli sviluppi dell'inchiesta

Le indagini della Procura di Perugia sul caso So.Ge.Pu. si erano chiuse a gennaio 2025, ma il sipario non è ancora calato per tutti i protagonisti della vicenda. Restano in attesa di giudizio Cristian Goracci, ex amministratore unico di So.Ge.Pu., e Antonio Granieri, ex vertice di Ece (ex Ecocave), con un rinvio a giudizio che si fa sempre più vicino.

I due sono finiti nel mirino per corruzione e fatture gonfiate su consulenze inesistenti legate a un appalto milionario da 300 milioni di euro per la gestione dei rifiuti in Alta Umbria. Lo scorso ottobre erano stati messi agli arresti domiciliari, ma ora si muovono con libertà vigilata: Goracci ha il divieto di ricoprire ruoli direttivi per un anno, mentre Granieri non può esercitare attività imprenditoriale per sei mesi. Una partita ancora aperta, in attesa della prossima mossa della magistratura.

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Francesca Secci
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