Una ragazza di 22 anni, Ilaria Sula, ternana, è stata uccisa. Il suo corpo è stato trovato in una valigia, abbandonato come spazzatura in un dirupo. Un delitto atroce. L’ex fidanzato ha confessato. La Casa delle Donne di Terni ha chiesto che venga proclamato il lutto cittadino. Non è una formalità, non è una questione protocollare: è un appello alla città intera per fermarsi, riflettere, e riconoscere la tragedia che ha colpito una giovane donna. Una comunità deve farsi carico del dolore, perché non diventi abitudine. Non possiamo lasciarla andare nel silenzio.
"Per la rabbia e per il dolore, per Ilaria Sula 22enne concittadina e sorella, spezzata per mano di un uomo violento, chiediamo imminente lutto cittadino". È una dichiarazione precisa, che arriva da chi ogni giorno ascolta e sostiene donne che vivono nel terrore. La Casa delle Donne di Terni non parla di raptus. Non accetta la narrativa del momento di follia. Parla di un disegno più grande, più subdolo, che si muove in silenzio nella nostra società.
Una società dove una giovane donna può essere ammazzata, chiusa in una valigia, gettata giù da un dirupo, E intanto si continuano a cercare attenuanti, si parla di un momento di crisi, di una relazione finita male. Ma non è un litigio, non è un errore. È sopraffazione. È l’idea di poter decidere sul corpo e sulla vita di una donna. È violenza, e basta.
Non è solo una cifra che cambia nei report. Non è una riga in più in un foglio Excel. Quando una donna viene uccisa con queste dinamiche, non è solo un delitto. È la dimostrazione che la società non ha fatto abbastanza. Lo dicono le attiviste, ma lo pensano anche tante persone comuni. Perché se ogni volta che accade si prova a spiegare, giustificare, minimizzare, allora vuol dire che qualcosa si è rotto. E che non lo vogliamo aggiustare. C'è chi si indigna, chi manifesta, chi denuncia. Ma poi? Poi tutto torna come prima. Finché non accade di nuovo. E allora si ricomincia.
Domani, in piazza della Repubblica a Terni, alle 18.30, ci sarà una manifestazione. Un appuntamento con la città, ma anche con il dolore. Perché il corpo di Ilaria Sula non è solo il corpo di una ragazza uccisa. È il corpo di tutte. Di chi ha paura tornando a casa la sera. Di chi manda la posizione a un'amica quando incontra qualcuno.
Scenderanno in strada donne e uomini, con cartelli, parole, occhi lucidi. Sarà un momento per dire che no, non ci si abitua. Che Ilaria non è un caso isolato. Che servono risposte, e non solo silenzi o passerelle. È una piazza che chiede giustizia, ma anche protezione, attenzione, impegno vero.
Due ragazze, due studentesse, due femminicidi nel giro di pochi giorni. Sara Campanella prima, poi Ilaria Sula. Giovani, istruite, indipendenti. Non c’entra la gelosia, non c’entra l’amore malato. Qui parliamo di controllo, di possesso. Di uomini che non accettano un no. Cambiano i nomi, cambiano le città, ma il copione è sempre lo stesso.
Lo abbiamo visto per esempio con Giulia Cecchettin, con Silvia Tabacchi, e adesso ancora con Ilaria e Sara. E intanto, mentre le famiglie piangono e le piazze si riempiono, noi siamo costretti a scrivere l’ennesimo nome in un elenco che cresce troppo in fretta. Un elenco che non dovrebbe esistere.
"La militanza non arresta la mattanza. Siamo stanche di piangere sorelle uccise. Ci vogliamo vive. Libere di essere. Libere di vivere." La Casa delle Donne ogni giorno raccoglie pezzi di storie spezzate. La Casa delle Donne di Terni sa bene che non bastano i fiori, le candele, le frasi commosse.
Ogni volta che una donna viene ammazzata, non è solo dolore: è un campanello d'allarme. Ma nessuno sembra volerlo sentire. E allora lo dicono con chiarezza: o si cambia, o si continua a contare i morti.