02 Jul, 2026 - 16:00

Carcere Terni, agente rischia la retina dopo l'aggressione a Sabbione: la polveriera dei detenuti psichiatrici

Carcere Terni, agente rischia la retina dopo l'aggressione a Sabbione: la polveriera dei detenuti psichiatrici

Un pomeriggio di ordinaria follia e violenza che per poco non si è trasformato in tragedia. Nel nuovo padiglione del carcere di Sabbione a Terni si è consumata l’ennesima aggressione ai danni della polizia penitenziaria, in un contesto ormai strutturalmente segnato da ripetuti episodi di violenza e da una fortissima tensione interna. Nel pomeriggio di oggi, all'interno della Sala Regia, un detenuto di 46 anni con conclamati problemi psichiatrici e precedenti specifici ha tentato di colpire al collo un agente con un coltello rudimentale. Subito dopo, ha sferrato due violentissimi pugni all’occhio a un secondo operatore intervenuto per fermarlo, cercando poi di scagliarsi anche contro l’ispettore di sorveglianza.

Secondo quanto riferito dal sindacato autonomo SAPPE, l'inaudita violenza sarebbe legata alla pretesa di ottenere un trasferimento in un altro istituto. L’agente ferito all'occhio è stato trasportato d’urgenza in ambulanza al pronto soccorso dell'ospedale di Terni per una sospetta lesione alla retina. Un episodio drammatico che riaccende i riflettori su una vera e propria polveriera: a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 420 posti, la struttura ospita oggi oltre 600 detenuti, con un'altissima percentuale di soggetti affetti da gravi disturbi mentali.

La dinamica della violenza nella Sala Regia e il drammatico soccorso all'agente ferito

La ricostruzione dell'accaduto delinea uno scenario di estrema criticità operativa all'interno del penitenziario umbro. Il detenuto, originario della Campania e già noto alle cronache interne per la sua spiccata aggressività, ha agito all'improvviso nella Sala Regia del nuovo padiglione. Solo la prontezza dei riflessi del primo poliziotto ha evitato che la lama artigianale affondasse nel collo. La furia dell'uomo si è poi riversata sul collega accorso in supporto, centrato al volto da due pugni ravvicinati, e sul successivo tentativo di aggressione all'Ispettore di Sorveglianza. La situazione è stata ricondotta a una parziale calma solo grazie al tempestivo intervento di altri agenti di pattuglia e, paradossalmente, alla collaborazione di alcuni reclusi che hanno compreso la gravità del momento e tentato di contenere l'aggressore. Per l'agente colpito al volto si è reso necessario l'immediato trasferimento dall'infermeria interna al Pronto Soccorso di Terni tramite un'ambulanza del 118, dove i medici stanno valutando l'entità dei danni a livello oculare.

Il sovraffollamento cronico di Sabbione e il peso insostenibile dei trasferimenti dalla Toscana

L'evento odierno non rappresenta un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in una crisi di sistema che il sindacato denuncia da mesi con toni allarmati. Il carcere di Terni si trova a gestire una pressione demografica insostenibile: i dati reali parlano di circa 600 detenuti presenti a fronte di una capienza massima prevista di meno di 450 posti (poco più di 420 secondo le stime più stringenti sulle celle effettivamente disponibili). A esasperare il quadro interviene la massiccia presenza di detenuti con patologie psichiatriche, che a Sabbione sfiorano ormai quota 200. Si tratta di un bacino derivante in larga parte dalla vecchia gestione della cosiddetta “dipendenza funzionale” con la Toscana, un meccanismo che negli anni ha scaricato sull'Umbria una quota sproporzionata di soggetti con gravi fragilità mentali e profili di elevata pericolosità sociale, senza che a questo flusso corrispondesse un adeguato potenziamento della pianta organica del personale in divisa.

Le rivendicazioni del sindacato SAPPE e l'urgenza di una Rems sul territorio umbro

Davanti a questa emergenza quotidiana, la risposta delle istituzioni centrali viene giudicata del tutto insufficiente dalle sigle sindacali. Il Segretario nazionale del SAPPE per l'Umbria, Fabrizio Bonino, ha espresso la massima vicinanza della segreteria generale di Roma ai lavoratori feriti, traducendo la solidarietà in un duro atto d'accusa politica: “Quanto accaduto oggi non è un episodio isolato, ma l'ennesimo drammatico tassello di una realtà che gli agenti della Polizia Penitenziaria sono costretti a vivere ogni giorno. Il carcere di Terni è ormai una polveriera”. Secondo il rappresentante sindacale, un istituto penitenziario ordinario non possiede gli strumenti terapeutici né la struttura logistica per contenere e curare la malattia mentale. Per questa ragione, il SAPPE torna a chiedere con urgenza lo stop ai trasferimenti indiscriminati da fuori regione e l'immediata istituzione di una Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) sul territorio umbro, ritenuta l'unica alternativa reale per decongestionare le sezioni detentive.

Le richieste al Ministero e la necessità di una riforma strutturale dell'ordinamento

Le rivendicazioni degli operatori della sicurezza puntano direttamente al cuore del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e del Governo, a cui viene chiesto un piano straordinario di assunzioni e una profonda revisione normativa. Tra le proposte sul tavolo spicca la riforma dell'articolo 14-bis dell'ordinamento penitenziario, finalizzata a individuare regimi di custodia più rigidi ed efficaci per i soggetti che dimostrano una totale incompatibilità con la normale vita comunitaria all'interno delle sezioni. L'appello finale di Fabrizio Bonino suona come un ultimo avviso a una politica considerata distratta o indifferente rispetto alle sorti dei corpi dello Stato: “La Polizia Penitenziaria non può più sopportare tutto questo. Se non si interverrà con urgenza, prima o poi una tragedia sarà inevitabile. E la responsabilità ricadrà su chi, da anni, chiude gli occhi”. Senza interventi strutturali immediati, il rischio è che il prezzo più alto continui a essere pagato in prima linea da chi indossa una divisa.

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Federico Zacaglioni
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