19 May, 2026 - 10:38

Bastia Umbra, a Caccia Village nasce il polo umbro della selvaggina: istituzioni ed esperti a confronto su filiera e benessere animale

Bastia Umbra, a Caccia Village nasce il polo umbro della selvaggina: istituzioni ed esperti a confronto su filiera e benessere animale

Dalla gestione della fauna selvatica alla valorizzazione della carne di selvaggina, passando per il benessere animale, la sostenibilità ambientale e le prospettive economiche delle filiere rurali. È un modello di cooperazione istituzionale e territoriale quello che la Regione Umbria ha scelto di portare a Caccia Village, la principale manifestazione italiana dedicata al mondo venatorio e outdoor, in corso a Umbriafiere di Bastia Umbra.

Per la prima volta, infatti, le società partecipate regionali Afor (Agenzia forestale regionale), 3A-Parco tecnologico agroalimentare dell’Umbria (3A-Pta) e Umbraflor hanno preso parte congiuntamente alla manifestazione, costruendo uno spazio condiviso di confronto e approfondimento sui temi più rilevanti legati al rapporto tra ambiente, agricoltura, fauna selvatica e sviluppo territoriale.

Una presenza unitaria che rappresenta non soltanto una novità organizzativa, ma anche un preciso segnale politico e strategico: quello di affrontare in maniera integrata questioni sempre più centrali per il territorio umbro, dalla gestione degli animali selvatici alla costruzione di filiere sostenibili capaci di generare valore economico, ambientale e sociale.

Una presenza comune per rafforzare il modello umbro

Nella giornata inaugurale della manifestazione le tre partecipate hanno promosso due momenti di approfondimento tecnico-scientifico, trasformando la fiera in un luogo di dialogo tra istituzioni, università, operatori economici, professionisti, associazioni e appassionati del settore venatorio. Presenti gli amministratori unici di Umbraflor Paolo Fratini, Afor Ottavio Anastasi e 3A-Pta Devis Cruciani, insieme all’assessore regionale alle politiche agricole e agroalimentari Simona Meloni. A intervenire anche tecnici ed esperti chiamati ad affrontare le principali criticità e opportunità del comparto.

“Con questa nostra partecipazione - hanno spiegato all’unisono i tre amministratori - consolidiamo il rapporto che abbiamo avviato tra le partecipate che fanno riferimento all’assessorato regionale all’agricoltura. Ormai sono diverse iniziative che facciamo insieme e ciò è importantissimo per dare forza alla promozione di modelli sostenibili di valorizzazione del territorio, delle filiere agroalimentari e del rapporto tra ambiente, animali e comunità locali”.

Una dichiarazione che sintetizza la filosofia alla base del progetto: superare la frammentazione degli interventi per costruire un sistema integrato che metta in relazione gestione ambientale, produzione agroalimentare, sostenibilità e sviluppo economico.

La sfida della fauna selvatica: “Trasformare il problema in risorsa”

Al centro del confronto il tema della selvaggina e della crescente presenza di fauna selvatica nel territorio umbro, fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni rilevanti sia sul piano agricolo sia su quello della sicurezza pubblica.

L’incontro intitolato “Dalla produzione alla tavola” ha affrontato il tema da molteplici punti di vista - produttivo, economico, ambientale e gastronomico - aprendo una riflessione concreta sulla possibilità di costruire una filiera regionale della selvaggina.

“L’Umbria - ha spiegato Anastasi - ha una superficie boscata che supera il 50 per cento del totale con un’elevata presenza di animali selvatici che spesso creano problemi sia per la sicurezza stradale sia per le attività agricole. Lavoriamo per trasformare questa problematica in una risorsa”. Parole che fotografano una delle questioni più complesse per il territorio regionale. L’aumento della fauna selvatica, in particolare ungulati, rappresenta infatti una criticità sempre più avvertita dal mondo agricolo e dalle comunità locali, tra danni alle coltivazioni, incidenti stradali e difficoltà nella gestione degli equilibri ambientali.

L’idea illustrata durante il confronto punta però a ribaltare la prospettiva: non soltanto contenimento, ma valorizzazione di una risorsa naturale attraverso una filiera regolamentata, controllata e sostenibile.

Cruciani: “Serve una filiera certificata dal cacciatore al consumatore”

A entrare nel merito delle prospettive economiche e produttive è stato Devis Cruciani, amministratore unico di 3A-Pta, che ha evidenziato le potenzialità qualitative della carne di selvaggina e la necessità di costruire un sistema certificato e riconoscibile.

“La carne di selvaggina è una carne a basso impatto, di qualità straordinaria e che non ha antibiotici. Una risorsa così va trasformata e ne va fatto un uso consapevole. Come Parco 3A possiamo promuovere studi per arrivare alla certificazione di questo tipo di carne, darle così un valore economico importante e, per esempio, utilizzarla nella ristorazione scolastica e ospedaliera o nei circuiti delle associazioni di volontariato. Insomma, vogliamo creare una filiera che arrivi al consumatore finale”. Un passaggio che apre scenari significativi per il comparto agroalimentare regionale. L’obiettivo è quello di creare una filiera corta, controllata e tracciabile, capace di coniugare sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e valorizzazione gastronomica.

Nel corso dell’incontro si è parlato anche dei centri regionali di lavorazione della selvaggina, delle tecniche di frollatura delle carni, del valore nutrizionale dei prodotti di origine venatoria e delle prospettive di sviluppo economico per il settore.

La cultura gastronomica della selvaggina

Tra gli interventi anche quello dedicato alla presentazione del volume “Deep Raw: la filosofia delle frollature” dello chef Edoardo Tilli, contributo che ha ampliato il dibattito sul piano gastronomico e culturale. La valorizzazione della selvaggina passa infatti anche attraverso una nuova cultura del consumo e della lavorazione delle carni, sempre più apprezzate nella ristorazione di qualità per le loro caratteristiche nutrizionali e organolettiche.

L’incontro ha così intrecciato gestione ambientale, economia rurale e alta cucina, delineando un approccio multidisciplinare che punta a creare nuove opportunità per il territorio.

Benessere animale e gestione faunistica

Il secondo focus promosso dalle partecipate regionali è stato dedicato al tema del benessere animale, affrontato con il contributo di veterinari, rappresentanti del mondo cinofilo e associazioni specializzate. Particolare attenzione è stata riservata alle strutture regionali gestite da Afor, considerate strategiche per le attività di ripopolamento e tutela della biodiversità.

“Abbiamo centri faunistici - ha ricordato Anastasi - che forniscono animali agli Atc per il ripopolamento e centri ittiogenici al Trasimeno e sul fiume Nera. L’Afor è perciò particolarmente attenta a questi aspetti”. Una rete di strutture che svolge un ruolo fondamentale nella gestione degli ecosistemi regionali e nella salvaguardia dell’equilibrio faunistico.

Il premio alla divulgazione

Nel corso della manifestazione è stato inoltre consegnato il premio “La voce degli animali”, promosso da Afor, 3A-Pta e Umbraflor, alla giornalista Erika Baglivo per il contributo offerto alla sensibilizzazione e divulgazione sui temi del benessere animale.

Un riconoscimento che sottolinea anche il valore dell’informazione nella diffusione di una cultura più attenta alla sostenibilità, alla tutela ambientale e alla corretta gestione del rapporto tra uomo, territorio e fauna.

Un laboratorio regionale tra ambiente, agricoltura e sviluppo

La presenza congiunta delle partecipate umbre a Caccia Village rappresenta dunque un passaggio significativo nella costruzione di un modello regionale fondato sull’integrazione tra competenze, filiere e politiche territoriali.

L’Umbria prova così a proporsi come laboratorio di sperimentazione su temi destinati a diventare sempre più centrali nei prossimi anni: gestione della fauna, sostenibilità agroalimentare, economia circolare, sicurezza ambientale e valorizzazione delle risorse locali. Un percorso che punta a trasformare criticità storiche in occasioni di sviluppo, costruendo un equilibrio tra tutela ambientale, attività agricole e nuove opportunità economiche per il territorio.

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Francesco Mastrodicasa
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