04 Apr, 2026 - 11:50

Assunzioni in Umbria +2,1% ad aprile 2026 ma solo l’8% sono laureati: il lavoro cresce ma non la qualità

Assunzioni in Umbria +2,1% ad aprile 2026 ma solo l’8% sono laureati: il lavoro cresce ma non la qualità

Le imprese umbre assumono di più, ma il lavoro che offrono è sempre meno qualificato. È la fotografia a due facce scattata dal bollettino Excelsior Informa per aprile 2026, il sistema informativo di Unioncamere e Ministero del Lavoro. Da un lato i numeri: 5.960 entrate previste nel mese (+2,1% rispetto ad aprile 2025) e 19.500 nel trimestre aprile-giugno, con un aumento di 1.240 assunzioni rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Dall’altro, però, la qualità arretra: solo l’8% delle assunzioni riguarda laureati, appena il 12% dirigenti, specialisti e tecnici, entrambe le quote in calo rispetto al 2025 e sotto la media nazionale ferma al 14%. Una crescita, insomma, che si concentra nei servizi, nelle piccole imprese e sui contratti a termine, mentre l’innovazione fatica a diventare strutturale e il conflitto tra Stati Uniti e Iran incombe come variabile esterna capace di riscrivere le previsioni.

Non è un dettaglio da addetti ai lavori. È l’indicatore di un’economia regionale che allarga il perimetro dell’occupazione ma non ne alza il baricentro. E il presidente della Camera di Commercio dell’UmbriaGiorgio Mencaroni, non usa giri di parole: “I numeri dicono che l’Umbria si muove, e questa è una buona notizia. Ma oggi non basta contare le assunzioni: bisogna pesarne la qualità. Se cresce il lavoro e non crescono con la stessa forza competenze alte, innovazione e profili specializzati, il rischio è di correre senza avanzare davvero. La sfida, allora, non è solo occupare di più, ma alzare il valore del lavoro che si crea. È su questo passaggio che si misura la maturità di un sistema economico regionale. E in una fase internazionale così instabile, servono ancora più lucidità, visione e capacità di investimento”.

Solo l’8% di laureati, il 12% di professionisti: l’Umbria sotto la media nazionale

Il dato che fa più riflettere, sfogliando il report Excelsior, è proprio la composizione della domanda di lavoro. In Umbria, ad aprile 2026, appena 8 entrate su 100 sono destinate a persone con una laurea. Un anno prima, nello stesso mese, erano il 9%. Un punto percentuale che sembra piccolo ma che, tradotto in numeri assoluti su base annua, significa decine di posizioni qualificate che semplicemente non vengono attivate. Ancora più netto il calo per le professioni altedirigenti, specialisti e tecnici rappresentano solo il 12% del totale delle assunzioni previste, contro il 14% del 2025. E la media nazionale, a titolo di paragone, si ferma al 14%: l’Umbria resta stabilmente sotto.

Cosa significa, in concreto? Che un’impresa umbra su due, quando cerca personale, non cerca né un ingegnere né un analista né un project manager. Cerca invece figure legate ai servizi operativi, alla ristorazione, al commercio, all’assistenza. La piramide professionale si allarga alla base, ma si assottiglia verso la cima. E questo mentre il DEFR 2026-2028 della Regione Umbria, sulla base delle stime Prometeia, prevede per il 2026 una crescita del Pil regionale attorno allo +0,6%, leggermente sotto il +0,7% nazionale. Uno scarto minimo, ma che suggerisce una verità scomoda: l’economia umbra continua a generare lavoro più rapidamente di quanto riesca ad aumentare il proprio valore aggiunto. E quando accade, il rischio concreto è che aumentino soprattutto posizioni fragili, meno pagate, meno capaci di innovare.

Servizi, piccole imprese e contratti a termine: la geografia dell’occupazione che cresce 

Se si guarda dove vanno a finire queste 5.960 assunzioni di aprile, il quadro diventa ancora più nitido. Il 60% delle entrate previste è concentrato nei servizi. Il 74% nelle imprese con meno di 50 dipendenti. Solo il 22% sarà a tempo indeterminato o in apprendistato: il restante 78% è a termine o con altre forme contrattuali a durata predefinita. Nel 51% dei casi, le imprese dichiarano già ora di avere difficoltà a trovare i profili che cercano. E nel 31% delle entrate si assumeranno giovani under 30, mentre il 25% riguarderà personale immigrato. Quasi due terzi delle posizioni (il 61%) richiedono esperienza specifica o nello stesso settore.

Il dettaglio settoriale conferma la tendenza. Rispetto ad aprile 2025, l’industria perde 80 entrate nel mese, mentre i servizi guadagnano 180 e il primario 30. Sul trimestre aprile-giugno, l’industria segna un sostanziale -10, i servizi volano a +1.090. Nei numeri assoluti, ad aprile le imprese umbre programmano 1.350 entrate nei servizi di alloggio e ristorazione e nei servizi turistici720 nel commercio560 nelle costruzioni510 nei servizi alle persone e 360 nei servizi operativi di supporto. Nel trimestre questi valori salgono rispettivamente a 4.210, 2.280, 2.020, 1.930 e 1.220.

L'Umbria allarga il mercato del lavoro, ma vince l'instabilità 

È una geografia dell’occupazione che racconta bene dove oggi cresce la domanda: nella cura, nell’accoglienza, nelle attività di supporto, nei cantieri. Molto meno, invece, nelle funzioni capaci di trascinare innovazionemanagerialità e specializzazione avanzata. Il bollettino Excelsior di aprile 2026, insomma, offre all’Umbria una notizia buona e una più problematica. Quella buona è che le imprese continuano ad assumere e che il saldo positivo rispetto al 2025 è confermato, sia nel mese sia nel trimestre. Quella problematica è che questa crescita non modifica ancora, in profondità, la composizione della domanda di lavoropochi laureati, poche professioni alte, molti contratti non stabili, forte concentrazione nei servizi e persistente difficoltà di reperimento.

L’Umbria, insomma, sa allargare il mercato del lavoro. Non ha ancora mostrato, con la stessa forza, di saperlo alzare. Ed è qui che si gioca la partita vera. Perché una regione non diventa più forte soltanto se assume di più. Diventa più forte se riesce ad assumere meglio: più competenze alte, più innovazione, più servizi avanzati, più capacità di trattenere giovani qualificati e di attrarne di nuovi. Il motore occupazionale umbro è acceso, dice il bollettino di aprile. Ma gira ancora con un rapporto troppo basso tra quantità e qualità. E finché questo scarto resterà così visibile, l’aumento delle assunzioni, da solo, non basterà a raccontare una vera svolta.

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Federico Zacaglioni
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