Una madre e una figlia costrette a vivere un incubo tra minacce e maltrattamenti continui. L'autrice, la figlia e sorella 29enne che nei giorni scorsi era stata anche colpita dalla misura del divieto di avvicinamento ai familiari. Provvedimento che la giovane ha deliberatamente ignorato e, con la scusa di riprendere i suoi effetti personali nella casa familiare, si è resa protagonista di un nuovo episodio di violenza. Alla fine, grazie al tempestivo intervento della Polizia di Stato, è stata arrestata. I fatti si sono verificati ad Assisi la scorsa settimana.
Tutto è partito con una telefonata al 112, il Numero Unico di Emergenza. All'altro capo del telefono c'era una donna, una madre, spaventatissima. La figlia che appena pochi giorni prima finalmente era stata allontanata da casa, si era ripresentata e il suo comportamento era di nuovo aggressivo.
Giunti sul posto, gli operatori hanno individuato la donna che, in evidente stato di agitazione, era ancora presente davanti all’abitazione della madre. Sentita in merito, la 29enne si è giustificata riferendo di essersi recata in quel luogo per riprendere le sue cose. I poliziotti hanno poi sentito in merito la vittima che ha riferito del nuovo episodio di violenza. La giovane, una cittadina rumena, con precedenti di polizia, si era attaccata al al citofono, colpendo poi ripetutamente il portone dell’abitazione con calci e pugni. Insomma una circostanza che comprensibilmente aveva causato un forte stato di timore nella madre.
Dagli accertamenti dei poliziotti è emerso che la donna era gravata dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento nei confronti della madre e della sorella, emesso lo scorso 20 aprile. Appena qualche giorno fa la stessa era stata infatti arrestata per maltrattamenti in famiglia e minacce aggravate nei confronti delle due familiari. Un provvedimento che è intervento al culmine di una situazione tra le mura domestiche divenuta ormai fuori controllo, caratterizzata da reiterati episodi di violenza e forte conflittualità.
Dopo aver riportato la situazione alla calma, gli operatori hanno messo in sicurezza le persone coinvolte e accompagnato la donna presso gli uffici del Commissariato dove, al termine delle attività di rito, è stata tratta in arresto in flagranza per la violazione della misura cautelare già disposta dall’Autorità Giudiziaria. La donna dovrà ora rispondere davanti al giudice dei suoi comportamenti.
Un episodio complesso e che ancora una volta riaccende con forza i riflettori sulla piaga dei maltrattamenti in famiglia, dove proprio quello che dovrebbe essere lo spazio sacro degli affetti più cari, si trasforma invece nel teatro dell'incubo. Purtroppo fatti di questo tipo vengono riportati con una certa frequenza dalle cronache, a testimonianza di un fenomeno che, seppur si stimi sia in larga parte ancora sommerso, è comunque in preoccupante ascesa. A farne le spese, come riferiscono anche le statistiche, sono più spesso i fragili, come i minori, gli anziani e le donne. In tutti i casi è bene che le vittime presentino denuncia così da attivare i percorsi di tutela previsti dalla legge.
Il reato di maltrattamenti in famiglia nel nostro ordinamento è disciplinato dall’articolo 572 del Codice Penale che punisce chi sottopone una persona convivente o appartenente al nucleo familiare, a comportamenti abituali di sopraffazione, sia fisica che psicologica.
Importanti le pene previste. Si va da un minimo di tre fino a sette anni di reclusione, con possibili aggravanti in presenza di circostanze particolari, come il coinvolgimento di minori o nei casi in cui i maltrattamenti comportino lesioni gravi.