C’è un filo che lega educazione, legalità, inclusione sociale e costruzione della pace. È il filo del rispetto, valore tanto semplice da definire quanto complesso da praticare nella quotidianità. Da questa consapevolezza nasce “Il cammino del rispetto”, il nuovo progetto nazionale promosso dall’associazione Nel nome del rispetto, presentato sabato 6 giugno ad Assisi davanti a istituzioni, rappresentanti del mondo della scuola, delle forze dell’ordine, dello sport e dell’associazionismo.
L’iniziativa punta a trasformare il rispetto da concetto astratto a strumento concreto di crescita individuale e collettiva, attraverso attività educative, percorsi formativi, concorsi, incontri nelle scuole e una rete di collaborazioni che coinvolgerà ministeri, università, enti pubblici e istituzioni di pena. Una progettualità che sceglie di muovere i suoi primi passi proprio da Assisi, luogo simbolo del dialogo, della fraternità e della cultura della pace, con l’ambizione di estendersi progressivamente ad altre città italiane.
La scelta della città serafica non è casuale. Il progetto prende infatti forma nell’ambito delle iniziative che accompagnano l’avvicinamento alle celebrazioni per l’ottocentenario della morte di San Francesco, figura che continua a rappresentare un riferimento universale per i valori della pace, della fratellanza e del rispetto verso ogni forma di vita.
Un messaggio che oggi appare più attuale che mai in una società chiamata a confrontarsi con fenomeni come il disagio giovanile, il bullismo, la violenza verbale, l’intolleranza e le difficoltà relazionali amplificate dalla comunicazione digitale.
È in questo contesto che l’associazione ha scelto di lanciare un percorso che punta a costruire consapevolezza, responsabilità e partecipazione attiva.
“Da Assisi partirà un nuovo percorso che guarda al futuro con la convinzione che il rispetto rappresenti il primo e più importante strumento per costruire una società migliore. Il rispetto è un principio, un diritto ed un dovere, è il fondamento della civiltà”. Con queste parole la presidente Maria Cristina Zenobi ha sintetizzato il significato più profondo dell’iniziativa, indicando nel rispetto il presupposto indispensabile per la costruzione di relazioni sane e di comunità più coese.
La presentazione del progetto coincide con un momento particolarmente significativo per l’associazione. Il 2026 segna infatti il decimo anniversario dalla sua fondazione, un traguardo che diventa occasione per tracciare un bilancio delle attività svolte e guardare alle sfide future.
Nel corso degli anni l’associazione ha costruito una rete sempre più ampia di collaborazioni, coinvolgendo istituti scolastici, dirigenti, insegnanti, studenti e istituzioni in tutta Italia.
“dieci anni nei quali non ci siamo mai fermati - ha ricordato la presidente Zenobi -, affrontando ogni sfida con passione, sacrificio e determinazione. Sempre più scuole scelgono il nostro progetto, ne riconoscono il valore educativo, umano e sociale. Abbiamo più di 40 ambasciatrici in Italia, tra insegnanti e dirigenti. Siamo anche riusciti a istituire, con legge dello Stato, la Giornata nazionale del rispetto, che ricade il 20 gennaio e su questa scia abbiamo siglato protocolli d’intesa con la Polizia di Stato e il Ministero della Giustizia ed è in via di sottoscrizione anche un altro protocollo d’intesa con il Ministero dell'Istruzione e del Merito”.
Parole che raccontano un percorso consolidato e una progettualità che nel tempo ha assunto una dimensione sempre più nazionale.
Uno degli elementi centrali del progetto riguarda il rapporto con il mondo scolastico. Per l’associazione, infatti, è proprio tra i banchi di scuola che si costruiscono le basi della convivenza civile e della cittadinanza responsabile. L’obiettivo è promuovere percorsi capaci di affrontare temi come l’educazione emotiva, la prevenzione del bullismo, il contrasto alla discriminazione, il rispetto delle differenze e la gestione dei conflitti.
In questa prospettiva si inserisce anche l’esperienza editoriale di Maria Cristina Zenobi, autrice del volume “Se mi ami parlami”, pubblicato nel 2012 e presentato in numerose scuole e università italiane. Il libro, nato anche dall’esperienza maturata dall’autrice alla guida di uno sportello antistalking, propone una riflessione sul valore del dialogo, dell’ascolto e della mediazione come strumenti fondamentali per prevenire incomprensioni, conflitti e forme di violenza relazionale.
La presentazione di Assisi ha visto una significativa partecipazione istituzionale, a testimonianza dell’interesse suscitato dall’iniziativa.
Tra i presenti figuravano la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e il sindaco di Assisi Valter Stoppini, insieme a rappresentanti del mondo della sicurezza, dello sport e della formazione. Hanno preso parte all’incontro Marco Martino, Nicola Petruzzelli, Agostino Benedetti, Francesco Calisti e Giulio Ndongmo.
Uno dei momenti più significativi della giornata è stato dedicato alla premiazione dei vincitori del concorso nazionale promosso dall’associazione, che ogni anno coinvolge migliaia di studenti provenienti da tutta Italia. Per questa edizione i partecipanti sono stati chiamati a confrontarsi con due temi particolarmente attuali: “L’intelligenza artificiale nel rispetto dell’intelligenza emotiva” e “Sport ed ecosostenibilità”.
Attraverso poesie, elaborati, canzoni, video e produzioni multimediali, i giovani hanno raccontato paure, aspirazioni, fragilità e speranze, offrendo uno spaccato significativo della realtà delle nuove generazioni. Un patrimonio di riflessioni che, secondo gli organizzatori, conferma la necessità di creare sempre più occasioni di ascolto e partecipazione.
Tra gli interventi più apprezzati quello di Maria Martello, esperta di mediazione dei conflitti e docente di psicologia dei rapporti interpersonali.
“Uscendo da qui dobbiamo essere un esercito di artigiani di pace - ha dichiarato Maria Martello -, portando un messaggio che parte dalla terra di San Francesco, del quale voglio ricordare l’episodio del lupo di Gubbio. San Francesco fece da mediatore, tra gli uomini e l’animale ‘colpevole’ di attaccare il bestiame e predare gli abitanti della città. Ecco, nella nostra vita possiamo vivere conflitti interpersonali o anche conflitti legali e a questo bisogna rispondere con la mediazione. La mediazione dei conflitti rappresenta una vera rivoluzione sociale del nostro tempo e si può bene immaginare quanto sia importante che l’adolescente la impari già dai banchi di scuola, così da evitare poi forme di bullismo, di emarginazione e quindi di malessere individuale che si si ripercuote nella società e a volte genera anche fatti violenti”.
A sottolineare il ruolo delle reti educative è stato anche Marco Martino.
“I giovani, e non solo, hanno bisogno di messaggi importanti di legalità - ha affermato Martino - e della presenza delle associazioni del terzo settore. La sola presenza della Polizia di Stato, infatti, non è sufficiente oggi a raggiungere tutte le aree e i soggetti più problematici. Anche per questo lavoriamo sulla prevenzione dei delitti”.
A chiudere simbolicamente il percorso avviato ad Assisi sono state le parole del sindaco Valter Stoppini. “Il rispetto parte prima di tutto da noi perché se non abbiamo rispetto di noi stessi, non possiamo averlo per gli altri - ha detto il sindaco Stoppini -. Non c'è luogo migliore di Assisi per iniziare questo cammino. San Francesco aveva e predicava il rispetto per la natura, per gli animali, per le persone più fragili e spero che Assisi diventi una luce per tutti i giovani, una luce nel mondo”.
Un messaggio che racchiude il senso dell’intera iniziativa: fare del rispetto non soltanto un valore da celebrare, ma una pratica quotidiana da coltivare e trasmettere alle nuove generazioni.