21 Aug, 2026 - 14:53

Assisi accoglie i pellegrini libanesi, Stoppini: “Basta guerre, il dialogo è la via per costruire la pace”

Assisi accoglie i pellegrini libanesi, Stoppini: “Basta guerre, il dialogo è la via per costruire la pace”

Una città che da secoli rappresenta un luogo di incontro tra culture, religioni e popoli torna a farsi interprete di un messaggio di pace. È ad Assisi che il sindaco Valter Stoppini ha accolto una delegazione di pellegrini cattolici libanesi di lingua araba, arrivati nella città serafica nell’ambito di un viaggio in Italia dedicato alla preghiera per la pace in Libano e nell’intero Medio Oriente.

L’incontro si è svolto nel palazzo municipale e ha assunto un significato particolarmente forte alla luce delle tensioni che continuano a interessare l’area mediorientale. Un momento istituzionale, ma anche umano e simbolico, nel quale Assisi ha voluto ribadire la propria vicinanza al popolo libanese e, più in generale, a tutte le comunità colpite dalla guerra.

A partecipare all’incontro sono stati anche la presidente del Consiglio comunale Annalisa Rossi e i consiglieri comunali Andrea Bertolini, Cristina Susta e Adil Zaoin. La delegazione era composta da uomini e donne appartenenti al mondo dei terziari francescani libanesi ed è stata accompagnata da Matteo Fortunati, membro del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco.

Assisi, un luogo di dialogo e di pace

La scelta di Assisi come tappa di un viaggio dedicato alla preghiera per la pace assume un valore che va oltre la dimensione religiosa. La città di San Francesco è infatti riconosciuta a livello internazionale come uno dei luoghi simbolo del dialogo interreligioso, della convivenza tra popoli e della ricerca di percorsi di riconciliazione.

È proprio da questa identità che è partito il messaggio rivolto dal sindaco Stoppini alla delegazione libanese. Un messaggio nel quale la sofferenza del popolo libanese viene accolta come una questione che riguarda l’intera comunità internazionale e che richiama la responsabilità di costruire condizioni concrete per una pace duratura.

“Come città simbolo universale di dialogo e pace - ha sottolineato Stoppini - Assisi porta nel cuore la sofferenza dei popoli feriti dalla guerra. Di fronte alla crisi e al dolore che attraversano il Libano, il pensiero e la preghiera di tutta la nostra comunità si rivolgono con forza a questo Paese. Il Libano ha rappresentato per decenni un modello di dialogo interreligioso e cooperazione tra culture diverse. Vedere questa terra martoriata dal conflitto spezza il cuore, ma rinnova al tempo stesso il nostro dovere morale di far sentire alta la voce della pace per l'intero Medio Oriente. Da questa terra dove San Francesco ha tracciato la via dell'incontro e del rispetto, chiediamo con fermezza l'immediato silenzio delle armi, la tutela dei civili e il ripristino della sovranità e della stabilità istituzionale del Paese. La pace richiede il coraggio della diplomazia e la responsabilità della comunità internazionale”.

La preghiera dei pellegrini libanesi

La presenza della delegazione ad Assisi si inserisce in un percorso di pellegrinaggio e preghiera che ha portato il gruppo in Italia con l'obiettivo di mantenere alta l'attenzione sulle condizioni del Libano e sulla necessità di promuovere una prospettiva di pace per l'intera regione.

Uomini e donne del mondo francescano libanese hanno scelto dunque la città umbra come luogo nel quale rinnovare la propria testimonianza e affidare alla preghiera una richiesta di pace che assume, in questo contesto, anche una forte dimensione civile.

Il confronto con le istituzioni cittadine ha rappresentato l'occasione per rafforzare quel legame ideale tra il Libano e Assisi costruito attorno ai valori della fraternità, del dialogo e della convivenza. Valori che appartengono alla tradizione francescana e che la città continua a proporre come strumenti di fronte alle crisi contemporanee.

Il richiamo alla diplomazia e alla tutela dei civili

Nel suo intervento, Stoppini ha posto l'accento non soltanto sulla dimensione spirituale della pace, ma anche sulla necessità di un impegno politico e diplomatico capace di affrontare le cause delle crisi. Il riferimento alla tutela dei civili e alla stabilità istituzionale del Libano evidenzia infatti la volontà dell'amministrazione assisana di legare il messaggio della pace a una precisa assunzione di responsabilità da parte della comunità internazionale.

Il sindaco ha richiamato il ruolo storico del Libano come terra nella quale, nonostante le profonde differenze religiose e culturali, per lungo tempo è stato possibile costruire forme di convivenza e dialogo. Un patrimonio che, secondo il messaggio lanciato da Assisi, deve essere preservato e rilanciato, soprattutto in una fase nella quale conflitti e tensioni rischiano di compromettere ulteriormente gli equilibri della regione.

La pace, dunque, non viene indicata soltanto come aspirazione, ma come un percorso che necessita di diplomazia, responsabilità e capacità di costruire un confronto tra le parti.

“Non siete soli, la speranza della pace non si spegne”

L'incontro in municipio si è concluso con un ulteriore messaggio di vicinanza rivolto direttamente alla delegazione e, attraverso di essa, all'intero popolo libanese.

“Assisi rinnova la sua vicinanza al popolo libanese, alle famiglie e a chi continua a credere in un futuro di riconciliazione: non siete soli, la speranza della pace non si spegne”, ha concluso il sindaco. Parole che sintetizzano il significato dell'incontro: una città che sceglie di mettere a disposizione la propria identità e la propria storia per dare voce a una richiesta di pace che arriva da una comunità profondamente legata alla tradizione francescana.

Il legame tra Assisi e il messaggio francescano

L'incontro con i pellegrini libanesi assume inoltre un significato particolare nel percorso che Assisi sta vivendo in vista dell'ottavo centenario della morte di San Francesco. La figura del santo continua infatti a rappresentare, per la città e per milioni di persone nel mondo, un riferimento universale per il dialogo, la fraternità e il rapporto tra culture e religioni.

La presenza dei terziari francescani libanesi consente così di rafforzare un legame che non si limita alla dimensione religiosa, ma si estende alla costruzione di una cultura dell'incontro capace di superare divisioni e conflitti.

Da Assisi, ancora una volta, il messaggio è rivolto oltre i confini dell'Umbria e dell'Italia. In una fase segnata da guerre, crisi umanitarie e tensioni internazionali, la città serafica ribadisce la propria vocazione a essere luogo di ascolto e dialogo.

L'incontro con la delegazione libanese si inserisce in una tradizione che ha fatto di Assisi uno dei principali simboli mondiali della ricerca della pace. Una vocazione che, attraverso la preghiera ma anche attraverso il confronto tra istituzioni, comunità e persone, continua a trovare una dimensione concreta: ascoltare chi soffre, mantenere aperto il dialogo e riaffermare, anche nei momenti più difficili, che la pace resta una responsabilità condivisa.

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Francesco Mastrodicasa
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