15 May, 2026 - 15:33

Aree idonee e rinnovabili in Umbria, botta e risposta tra associazioni ambientaliste e Regione: De Luca difende la legge 7/2025, "È giustizia climatica"

Aree idonee e rinnovabili in Umbria, botta e risposta tra associazioni ambientaliste e Regione: De Luca difende la legge 7/2025, "È giustizia climatica"

La transizione energetica diventa terreno di duro confronto politico e ambientale in Umbria. Al centro dello scontro c’è la legge regionale 7/2025 sulle aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili, approvata dalla Regione con l’obiettivo dichiarato di coniugare sviluppo energetico, tutela del paesaggio e salvaguardia delle produzioni territoriali. Una norma che però ha immediatamente acceso la critica delle principali associazioni ambientaliste nazionali - Greenpeace, Legambiente e Wwf-– convinte che il testo finisca per introdurre ostacoli incompatibili con gli obiettivi di decarbonizzazione e con il quadro normativo nazionale.

La replica dell’assessore regionale all’ambiente e all’energia Thomas De Luca è arrivata con toni netti, respingendo “ogni accusa di ostruzionismo” e rivendicando la legge come uno strumento di “giustizia climatica” pensato per evitare speculazioni e governare in maniera equilibrata la crescita delle rinnovabili in una regione dal forte valore paesaggistico e identitario.

Le associazioni ambientaliste: “Norma restrittiva e in contrasto con la transizione energetica”

Nel comunicato congiunto diffuso nelle scorse ore, Greenpeace, Legambiente e Wwf esprimono una bocciatura senza mezzi termini della legge regionale umbra, accusata di considerare ancora le energie rinnovabili “un problema e non la soluzione”.

Secondo le tre organizzazioni ambientaliste, la normativa approvata “evidenzia gravi e manifesti profili di illegittimità” perché introduce “limiti ostativi allo sviluppo delle fonti rinnovabili”, in contrasto con la legislazione nazionale e con gli obiettivi europei di decarbonizzazione.

Nel dettaglio, le associazioni contestano diversi aspetti del testo: dalla retroattività delle norme sulle aree non idonee ai procedimenti già avviati, fino alle restrizioni per il fotovoltaico a terra nelle aree rurali. Tra i punti ritenuti più problematici figurano inoltre l’uso delle aree non idonee come elemento sostanzialmente preclusivo, l’aggravamento delle procedure autorizzative rispetto alla disciplina statale, le soglie minime richieste per alcune tecnologie e le compensazioni considerate eccessive. Per Greenpeace, Legambiente e Wwf, il rischio concreto è che la legge possa finire al centro di ricorsi amministrativi o addirittura essere impugnata dal Governo proprio per la sua presunta incompatibilità con il quadro normativo nazionale.

Le richieste: più aree disponibili per fotovoltaico ed eolico

Le associazioni chiedono quindi una revisione sostanziale del provvedimento regionale, con l’eliminazione di quelli che definiscono “cavilli” normativi e un ampliamento significativo delle aree considerate idonee. Tra le proposte avanzate c’è l’estensione delle fasce utilizzabili per il fotovoltaico nelle vicinanze delle grandi infrastrutture viarie, come la Ss 75 Centrale Umbra e la Ss 318 di Val Fabbrica, ma anche lungo altre arterie già fortemente infrastrutturate. Greenpeace, Legambiente e Wwf chiedono inoltre di includere tra le aree disponibili quelle agricole non produttive o inutilizzabili, le zone prive di vincoli paesaggistici e le aree limitrofe ai data center.

Secondo le associazioni, l’Umbria starebbe infatti accumulando un ritardo significativo sul fronte delle energie rinnovabili. Citando dati elaborati da Terna, le organizzazioni evidenziano come tra gennaio 2021 e marzo 2026 la regione abbia installato appena 314 megawatt di nuova capacità rinnovabile, raggiungendo soltanto il 17,9% dell’obiettivo fissato al 2030, pari a 1.756 megawatt.

“Se la Regione Umbria continuerà con questo passo, considerando la media delle installazioni registrate tra il 2021 e il 2025, pari a 60,4 Mw/a, rischia di raggiungere il proprio obiettivo tra 24 anni, con 19 anni di ritardo”, sottolineano le associazioni.

La replica di De Luca: “Legge scritta per imprese e famiglie umbre”

La risposta dell’assessore regionale Thomas De Luca arriva con una difesa serrata del provvedimento approvato dalla Regione. “Rispediamo al mittente ogni accusa di ostruzionismo. La legge regionale 7/2025 non è un freno, ma una legge di giustizia climatica per l'indipendenza energetica dell'Umbria attraverso le rinnovabili. Una legge scritta per le imprese e le famiglie umbre, non per dare carta bianca agli interessi degli speculatori”.

Per De Luca, la critica delle associazioni non terrebbe conto del quadro normativo imposto dal Governo nazionale e dei limiti introdotti dal Decreto Transizione 5.0, che - secondo la Regione - avrebbe drasticamente ridotto le superfici disponibili per gli impianti.

“È paradossale sentir parlare di limiti ostativi a proposito della nostra legge regionale da chi ha ignorato le nostre richieste di aiuto per contrastare le conseguenze del Decreto Transizione 5.0 del governo Meloni, che ha reso solo il 4% del territorio umbro qualificabile come idoneo per il fotovoltaico e lo 0% per l'eolico dalla regione”.

Il nodo paesaggistico e la tutela delle aree sensibili

Uno dei punti centrali della posizione della Regione riguarda il rapporto tra impianti energetici e tutela del paesaggio. De Luca difende il mantenimento delle aree non idonee, considerate uno strumento necessario per evitare conflitti ambientali e autorizzativi.

“Sulle aree non idonee non intendiamo in alcun modo fare un passo indietro. La nostra è una scelta di trasparenza: segnaliamo ai proponenti dove esiste un'alta probabilità di esito negativo per evitare che perdano tempo e denaro in contesti ad alto rischio paesaggistico, come le visuali del Duomo di Orvieto, le colline del Sagrantino o la fascia olivata Assisi-Spoleto”.

L’assessore sottolinea inoltre come la Regione non abbia introdotto divieti assoluti, ma abbia applicato vincoli già previsti a livello nazionale. “Sono esterrefatto - prosegue De Luca - che nella nota ci si chieda di allargare le fasce a 350 metri quando non possiamo farlo proprio per i limiti normativi introdotti dalla lettera m), del comma 4 dell'articolo 11-bis del Dlgs 190/2024. Non abbiamo introdotto divieti assoluti nello spazio rurale, ma semplicemente applicato quanto ci è stato richiesto dal governo minacciando l'impugnativa”.

Agrivoltaico, eolico e qualità progettuale

Nella replica regionale emerge anche la volontà di distinguere tra sviluppo indiscriminato delle rinnovabili e pianificazione energetica legata al tessuto economico locale. 

Per De Luca, subordinare l’agrivoltaico al sistema produttivo agricolo regionale significa evitare che le campagne umbre vengano trasformate in spazi di mera rendita energetica scollegati dalle attività agricole reali. “Per quanto riguarda i criteri per eolico e agrivoltaico, difendiamo gli interessi delle aziende umbre, delle Comunità energetiche rinnovabili e dell'autoconsumo. Sostenere che l'agrivoltaico debba essere legato al tessuto produttivo agricolo o introdurre criteri di producibilità minima per l'eolico significa garantire una transizione energetica reale e giusta”.

L’assessore respinge inoltre le accuse di eccessiva burocratizzazione: “Richiedere alta qualità progettuale significa sostenere operatori e aziende serie e non chi inquina il mercato. Così come le garanzie finanziarie per il ripristino dei siti non sono un fardello, ma un atto di responsabilità verso il territorio e le future generazioni”.

L’invito al confronto pubblico

La polemica si chiude, almeno per il momento, con un’apertura al confronto diretto. De Luca ha infatti invitato pubblicamente i presidenti nazionali di Greenpeace, Legambiente e Wwf a un incontro pubblico in Umbria per discutere nel merito i contenuti della legge.

“Dispiace constatare - conclude l'assessore regionale all'ambiente e all'energia - che i vertici nazionali delle associazioni abbiano scelto di attaccare frontalmente l'Umbria. Certo constatiamo con amarezza che se avessimo avuto il loro aiuto, con la stessa forza, nel contrastare il caos normativo del governo, forse saremmo già ai livelli della Danimarca. Per sviscerare nel merito ogni punto e fare chiarezza contro osservazioni che non corrispondono alla realtà dei fatti, invitiamo ufficialmente i presidenti nazionali di Greenpeace, Legambiente e Wwf Italia al confronto a un incontro pubblico qui in Umbria”.

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Francesco Mastrodicasa
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