05 Jul, 2026 - 08:40

Appalti pubblici in Umbria, la Cgil incalza la Regione: “Fate presto”. Verso una nuova legge per rafforzare tutele, salari e sicurezza dei lavoratori

Appalti pubblici in Umbria, la Cgil incalza la Regione: “Fate presto”. Verso una nuova legge per rafforzare tutele, salari e sicurezza dei lavoratori

Accelerare l'approvazione della nuova legge regionale sugli appalti pubblici per garantire maggiori diritti, salari adeguati e migliori condizioni di sicurezza ai lavoratori impiegati nel settore. È questo il messaggio lanciato dalla Cgil Umbria nel corso della tavola rotonda promossa a Perugia, che ha riunito rappresentanti sindacali, istituzioni regionali ed esperti nazionali per affrontare uno dei temi più delicati del mercato del lavoro: la tutela delle migliaia di addetti che operano negli appalti della pubblica amministrazione.

L'incontro, organizzato dal sindacato, ha rappresentato un'importante occasione di confronto sul percorso avviato dall'Assemblea legislativa dell'Umbria per modificare la normativa che disciplina gli appalti pubblici regionali e quelli delle società partecipate, con l'obiettivo di introdurre strumenti più efficaci per contrastare precarietà, dumping contrattuale, disparità salariali e condizioni di lavoro non sempre adeguate.

Secondo le stime richiamate nel corso del dibattito, in Umbria sono circa 40 mila i lavoratori impiegati nel sistema degli appalti, una platea composta da operatori che svolgono quotidianamente servizi essenziali per la collettività ma che, spesso, continuano a operare con tutele inferiori rispetto ai dipendenti diretti delle amministrazioni committenti.

La richiesta della Cgil: accelerare l'iter della riforma

Ad aprire il confronto è stato un appello rivolto direttamente ai consiglieri regionali impegnati nella stesura della nuova normativa.

"Cercate di accelerare i tempi e di dare il prima possibile risposte a migliaia di lavoratori che svolgono lavori essenziali all’interno della pubblica amministrazione, pur avendo meno diritti e minori salari dei dipendenti delle stesse e vivendo in una situazione di continua precarietà e maggior rischi". A rivolgere questo invito è stata la segretaria generale della Cgil Umbria, Rita Paggio, che ha evidenziato come il tema degli appalti rappresenti oggi una delle principali emergenze del mondo del lavoro.

Nel corso del confronto è stato ricordato come numerosi lavoratori impiegati negli appalti pubblici continuino a subire condizioni caratterizzate da bassi livelli retributivi, contratti spesso meno favorevoli rispetto a quelli applicati ai dipendenti diretti e una maggiore esposizione ai rischi legati alla frammentazione delle responsabilità tra committenti e imprese affidatarie.

Una riforma prevista dal programma della maggioranza regionale

L'iniziativa sindacale si inserisce nel percorso già avviato dalla Regione Umbria, che ha inserito la revisione della disciplina degli appalti pubblici tra gli obiettivi programmatici dell'attuale legislatura. Il lavoro in corso riguarda la modifica della legge regionale che disciplina gli appalti dell'ente e delle società partecipate, con l'obiettivo di rafforzare gli strumenti di controllo, aumentare la trasparenza e garantire standard qualitativi più elevati sia sul piano occupazionale sia sotto il profilo della sicurezza.

Durante la tavola rotonda sono intervenuti i consiglieri regionali Fabrizio Ricci e Letizia Michelini, impegnati direttamente nell'elaborazione della proposta normativa. Entrambi hanno illustrato lo stato di avanzamento dei lavori, assicurando la volontà di arrivare all'approvazione della riforma entro la fine dell'anno, con l'auspicio di poter anticipare ulteriormente i tempi.

Le richieste del sindacato: più controlli e contratti adeguati

Ad aprire ufficialmente i lavori è stata la segretaria regionale della Cgil Umbria, Stefania Cardinali, che ha illustrato le principali proposte avanzate dall'organizzazione sindacale durante il confronto con le commissioni consiliari.

"Già siamo stati auditi nei mesi scorsi dalle commissioni competenti - ha ricordato in merito la segretaria regionale Stefania Cardinali, che ha introdotto i lavori -. Le nostre richieste sono chiare: rafforzamento dell’Osservatorio appalti pubblici regionale; protocolli con le parti sociali in merito alla giusta applicazione contrattuale; previsione di una griglia di attività dell’appalto e, di conseguenza, individuazione del contratto da indicare nei bandi, che garantisca livelli salariali minimi, promuovano clausole sociali rinforzate e aumentino la responsabilità in solido dei committenti in caso di inadempimenti dell’affidatario. Non meno importante sarà prevedere la verifica dell’appalto durante l’esecuzione nel tempo affinché vengano mantenuti lo standard e i vincoli con il quale l’appalto è stato assegnato".

Le richieste della Cgil mirano dunque a costruire un sistema capace di monitorare costantemente l'esecuzione degli appalti e di impedire fenomeni di dumping contrattuale, garantendo condizioni uniformi per tutti i lavoratori coinvolti.

Ricci: "Più trasparenza e maggiori diritti"

Illustrando lo stato di avanzamento del progetto di legge, il consigliere regionale Fabrizio Ricci ha sottolineato il lavoro svolto nell'ultimo anno.

"La situazione è a buon punto - ha affermato Ricci -. Da circa un anno stiamo lavorando a questa proposta di legge che vuole introdurre regole più stringenti sugli appalti della Regione e di tutti gli enti partecipati. È fondamentale accrescere la trasparenza e stabilire una serie di regole, anche in coordinamento con le organizzazioni sindacali, per far sì che ai lavoratori vengano garantiti diritti e applicati giusti contratti. Stiamo lavorando per cercare le coperture finanziare necessarie. Già nelle prossime settimane dovrebbe partire la fase di confronto e poi l’iter legislativo in commissione. Vogliamo che sia una legge largamente condivisa e partecipata e che risponda appieno alle sollecitazioni dei lavoratori".

Le parole del consigliere confermano la volontà di costruire una normativa condivisa con le parti sociali e in grado di garantire maggiore equilibrio tra esigenze organizzative delle amministrazioni e tutela del lavoro.

Michelini: "L'obiettivo è fare dell'Umbria un modello nazionale"

Sulla stessa linea è intervenuta anche la consigliera regionale Letizia Michelini, che ha evidenziato il metodo partecipativo seguito nella predisposizione della riforma.

"Le modifiche alla legge - ha aggiunto Michelini - partono da un lavoro di concertazione con tutte le sigle sindacali per dare un nuovo indirizzo a questo settore. È importante completare questo lavoro e farlo bene, magari divenendo precursori a livello nazionale, come avvenne con il Durc di congruità. Vogliamo rendere gli appalti pubblici, e non solo, più sicuri per i lavoratori, ma anche garantire la qualità del lavoro svolto. I lavori sono a buon punto perché abbiamo una bozza definitiva che è passata al vaglio dell’ufficio legislativo dell’Assemblea regionale. Siamo in procinto di riconfrontarci con tutte le sigle sindacali, per poi farla approdare in Consiglio regionale e approvarla nel più breve tempo possibile".

L'obiettivo dichiarato è quello di costruire una normativa capace di rappresentare un punto di riferimento anche per altre realtà regionali.

Il collegamento con la campagna nazionale della Cgil

Il confronto organizzato a Perugia si inserisce inoltre in una più ampia mobilitazione promossa dalla Cgil a livello nazionale.

Presente all'incontro anche Alessandro Genovesi, responsabile nazionale Appalti della Cgil, che ha illustrato la proposta di legge di iniziativa popolare attualmente sostenuta dal sindacato attraverso una raccolta firme in tutta Italia.

"Stiamo raccogliendo centinaia di migliaia di firme - ha sottolineato Genovesi - e anche in Umbria chiediamo ai lavoratori, ai cittadini e ai pensionati di sostenere la nostra proposta di legge per garantire ai lavoratori in appalto stesse tutele e stesso salario dei dipendenti del committente, contro il massimo ribasso e contro il rischio sempre più alto di infortuni lungo la catena di appalti e subappalti".

La proposta punta a introdurre il principio della piena equiparazione tra lavoratori diretti e lavoratori in appalto, contrastando il ricorso al massimo ribasso come criterio prevalente nelle gare pubbliche e rafforzando la responsabilità delle stazioni appaltanti.

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Francesco Mastrodicasa
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