La morte di Andrea Prospero non è solo una tragedia personale, ma un caso che si insinua nei meandri della rete, dove i confini tra realtà e virtuale si fanno sempre più sfumati. In questa storia si incrociano il dolore di chi ha perso un figlio e la disperazione di chi si trova dall'altra parte delle sbarre. Da un lato, una famiglia che chiede giustizia e verità, dall’altro, una madre che fatica a riconoscere il proprio figlio nel ritratto che ne emerge dalle indagini. Intanto, la procura mette sotto la lente una rete di contatti e dispositivi, cercando di districare un intreccio che va oltre una semplice tragedia individuale.
Il terremoto che ha scosso Perugia non accenna a placarsi. Il diciottenne finito agli arresti domiciliari per istigazione al suicidio si trova al centro di una bufera giudiziaria che ha stravolto non solo la sua vita, ma anche quella della sua famiglia. Sua madre, travolta dal dolore e dall'incredulità, racconta un dramma che si consuma dentro le mura domestiche, dove la disperazione prende il sopravvento sulla speranza.
Secondo gli inquirenti, il giovane avrebbe istigato Andrea Prospero al suicidio, un’accusa pesante che ha catapultato la sua famiglia in un incubo giudiziario. Il diciottenne, ora ai domiciliari, è al centro di una ricostruzione investigativa che cerca di fare luce su legami, conversazioni e dinamiche digitali che potrebbero aver avuto un ruolo nella tragedia.
"Mi crolla il mondo addosso, anzi già è crollato" ha confidato la madre al Messaggero. Parole che racchiudono il dolore di chi vede il proprio figlio al centro di un’inchiesta che si fa ogni giorno più intricata.
I genitori del ragazzo arrestato fanno fatica a mettere insieme i pezzi di un puzzle che non sembra avere incastri logici. "Siamo persone perbene, uno dei nostri figli è un poliziotto" dice la madre, come a voler dimostrare che dentro quelle mura si è sempre respirata educazione e rispetto.
Eppure, quel figlio che ora è agli arresti domiciliari ha sempre avuto un mondo tutto suo, un universo fatto di silenzi e di uno schermo che assorbiva la sua attenzione. "Mi creda, li abbiamo sempre seguiti i nostri figli, abbiamo parlato con loro dei pericoli della rete e delle droghe" assicura la donna.
La famiglia si trova ora ad affrontare uno dei momenti più difficili della propria esistenza, con un figlio in stato di fermo e un dolore che si mescola al senso di impotenza. "Lui sta male, noi non sappiamo come fare, è una cosa più grande di noi. Mio marito e io curiamo gli altri, ma ci sentiamo molto soli e impotenti in questo: è il nostro cruccio" ha concluso la donna.
Mentre i genitori del giovane arrestato cercano di raccogliere i cocci di una vita che non sarà più la stessa, la famiglia di Andrea Prospero pretende risposte. Nessuna retorica, nessuna consolazione: vogliono che questa storia serva da lezione per chi naviga nei meandri più oscuri del web. "La morte di Andrea Prospero deve essere un monito e un ammonimento per chi frequenta il mondo di Internet perché mai più si verifichino certe tragedie" ha dichiarato l’avvocato Carlo Pacelli, portavoce del dolore e della rabbia dei suoi assistiti.
In un comunicato diffuso attraverso l'ANSA, Pacelli ha insistito sulla necessità di arrivare a una verità che non lasci zone d’ombra. "Un primo gradino dell'indagine" lo ha definito, perché la strada è ancora lunga e la famiglia di Andrea non vuole fermarsi a mezze risposte. "La famiglia è fiduciosa nell'operato della magistratura" ha concluso il legale, ma il sottotesto è chiaro: fiducia sì, ma senza sconti per nessuno.
Gli investigatori hanno messo le mani su tutto il mondo digitale di Andrea Prospero: pc, telefoni, schede sim, ogni traccia lasciata dietro di sé potrebbe nascondere risposte fondamentali. I file estratti da questi dispositivi restano sotto sequestro e non sono stati riconsegnati ai familiari, mentre gli esperti della polizia postale e della squadra mobile li passano al setaccio pixel per pixel.
Le operazioni sono coordinate dalla procura di Perugia, con il procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini a supervisionare un’indagine che si muove tra chat, cronologie e messaggi criptati. La stanza in cui lo studente è stato trovato senza vita è stata praticamente smontata: sequestrati un computer portatile, cinque telefoni e ben 46 schede sim. Un bottino digitale che potrebbe contenere la chiave per capire cosa sia successo davvero prima di quella notte maledetta.
La procura di Perugia, insieme alla polizia, cerca di ricostruire il mosaico delle relazioni digitali di Andrea Prospero, scandagliando ogni chat, ogni chiamata, ogni scambio sospetto che possa far luce sugli eventi che lo hanno portato alla morte.
Ma il filone delle indagini non si ferma qui. Oltre al diciottenne romano finito ai domiciliari per presunta istigazione, c'è un altro nome che spunta dalle carte dell’inchiesta: un giovane campano, sotto la lente per aver messo in circolazione il farmaco oppiaceo che Andrea avrebbe assunto prima di morire. Gli inquirenti vogliono capire da dove sia arrivata quella sostanza e se ci siano altre figure coinvolte in questa vicenda, che più si scava, più si allarga.