21 Mar, 2025 - 15:45

Andrea Prospero, forse istigato al suicidio: il 18enne romano resta in silenzio davanti al giudice

Andrea Prospero, forse istigato al suicidio: il 18enne romano resta in silenzio davanti al giudice

Bocca cucita e sguardo basso. Il diciottenne romano accusato di aver spalancato la porta del baratro a Andrea, lo studente trovato senza vita a Perugia, ha scelto il silenzio davanti al gip. Nessun cenno, nessuna frase di circostanza: ha fatto scena muta e poi, accompagnato dall'avvocato, è risalito in auto per tornarsene a Roma, dove lo aspettano i domiciliari. In aula c'era anche il procuratore aggiunto che coordina le indagini, e l'aria era densa come il caffè del distributore.

Il messaggio choc scambiato in chat

"Ce la puoi fare, vai, ammazzati". Nella chat tra i due ragazzi, questa è la frase che fa tremare i polsi. Non un commento sfuggito per caso, ma una frase nitida, brutale, scritta mentre Andrea era ancora vivo. I due si erano conosciuti online, e il ragazzo di Roma era diventato il confidente di Andrea, che gli aveva raccontato tutto: pensieri neri, disagio, voglia di scomparire. E lui, invece di tirarlo fuori dal buio, pare l'abbia spinto più giù.

Gli ultimi giorni di Andrea Prospero 

Andrea non cercava comprensione, ma risposte. E le ha chieste a un chatbot. Come si muore con le pillole, quali prendere, quante. Lo ha fatto con lucidità inquietante, mentre chattava ancora con il ragazzo romano. Il 24 gennaio ha ingoiato i farmaci e si è lasciato andare. Il corpo è stato trovato cinque giorni dopo in una stanza affittata nel centro storico. Nessun biglietto, solo una lunga conversazione ancora aperta su uno schermo. Una cronaca in diretta dell'addio.

L'analisi del giudice sull'arresto

Per il giudice, il ruolo dell'indagato non è stato quello del semplice spettatore. L'ordinanza lo descrive come un protagonista attivo, uno che ha spinto, forzato, rinforzato la convinzione di Andrea di farla finita. A tratti crudo, a tratti mellifluo. Ma sempre con l'effetto di portarlo più vicino al punto di non ritorno. Il gip ha accolto le richieste della procura, firmando la misura cautelare che ora lo tiene chiuso in casa.

Le parole della famiglia del diciottenne

Dalla famiglia del ragazzo arrestato è arrivato un messaggio di cordoglio, affidato al legale: "La famiglia di Emiliano Volpe si stringe al dolore dei genitori di Andrea ed esprime sincera vicinanza per la perdita prematura di loro figlio". Parole istituzionali, come da copione, mentre il figlio è chiuso tra quattro mura e, dicono, profondamente provato.

Nuove verifiche su materiale informatico

Ma questa storia è solo all'inizio. La procura ha aperto un secondo fascicolo: telefoni, schede, computer. Tutto al setaccio. Ci sono movimenti sospetti, traffici digitali che potrebbero allargare la macchia di questa vicenda. Forse truffe, forse altro. Nulla ancora lega in modo netto queste attività alla morte di Andrea, ma gli inquirenti vogliono scavare fino in fondo.

Il profilo della vittima e l'inchiesta parallela

Andrea era uno studente abruzzese, si era trasferito a Perugia per frequentare un corso di informatica. Viveva con la sorella, lontano dai genitori, in una città nuova dove si era rifugiato nel mondo virtuale. Quando è scomparso, il 24 gennaio, nessuno sapeva dove fosse. Il suo corpo è riemerso cinque giorni dopo in un b&b. Oltre al diciottenne romano, c'è un altro ragazzo finito sotto la lente della procura: vive ad Afragola e secondo gli inquirenti avrebbe procurato i farmaci, ordinati online e infilati in un locker. E in quella chat dell'orrore ci sarebbe anche un terzo nome, ancora senza volto ma già nei radar degli investigatori.

Le sim card e i contatti digitali

Quarantasei sim. Cinque cellulari. Un portatile. Non è il kit di un agente segreto, ma il bottino digitale trovato nella stanza dove Andrea ha esalato l'ultimo respiro. Gli investigatori adesso stanno incrociando nomi, profili, nickname. Vogliono sapere chi parlava con lui, cosa si dicevano, se altri avevano soffiato su quel fuoco. Da quelle schede potrebbe uscire un'intera rete di contatti. E, con essa, altri nodi da sciogliere. Album non pervenuti, per ora. Ma tempo al tempo.

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Francesca Secci
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