C'è un Arlecchino che sfugge a ogni definizione, che inciampa, deraglia e si rialza con il passo incerto di chi non vuole aderire a nessun canone, ma che proprio per questo sa restituire tutta la vitalità bruciante del teatro. È quello che Andrea Pennacchi porta in scena nei teatri dell'Umbria con "Arlecchino?", un testo scritto e diretto da Marco Baliani, autore tra i più brillanti del nostro panorama contemporaneo.
L’attore veneto, noto al grande pubblico per il personaggio del Pojana e per la serie TV "Petra", veste i panni di un Arlecchino inedito, lontano dalle interpretazioni canoniche della Commedia dell'Arte.
Non è la solita maschera: questo Arlecchino irrompe sulla scena per rompere ogni schema, ribaltare le aspettative e trasformare l'imperfezione in linguaggio. Un viaggio teatrale che si nutre di errori, inciampi, invenzioni e improvvise illuminazioni. Il risultato? Un personaggio che ci riguarda più di quanto immaginiamo.
Lo spettacolo, prodotto da Gli Ipocriti Melina Balsamo in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto, farà tappa in tre importanti teatri dell'Umbria: il 1° aprile a Spoleto (Teatro Nuovo Menotti, ore 20.45), il 2 aprile a Foligno (Politeama Clarici, ore 21.00) e infine a Perugia al Teatro Morlacchi con quattro repliche, dal 3 al 6 aprile.
La regia di Baliani prende spunto dalla storica maschera goldoniana per scardinarla con un gesto teatrale potente. Arlecchino è qui un antieroe tragicomico che, pur cercando di calarsi nei panni che la storia gli ha cucito addosso, fallisce in continuazione. "Lui cerca in tutti i modi di essere all’altezza del ruolo, ma non ne azzecca una, è goffo, sovrappeso, del tutto improbabile, ma è in buona compagnia", afferma Baliani.
Attorno a lui si muove un gruppo di attori-assoldati dall’imprenditore Pantalone con salari irrisori - altrettanto inadeguati, debordanti, sbilenchi. Ma è proprio in questa coralità sbilenca che si rigenera la magia del teatro.
L’azione scenica si fa vertiginosa, con un flusso continuo di cadute di stile, di corpi, di senso. Un flusso che mescola generi e linguaggi, alternando frammenti di cabaret, burlesque, avanspettacolo, dramma e commedia in una miscela volutamente caotica, eppure coerente nel suo spirito postmoderno. Un "gran calderone ultrapostmoderno che inanella via via pezzi di memoria della storia del teatro", lo definisce Baliani. Così la tradizione viene ripresa solo per essere intelligentemente tradita e ricostruita con nuova forza.
Accanto a Pennacchi c'è un cast affiatato e di talento: Maria Celeste Carobene, Marco Artusi, Miguel Gobbo Diaz, Margherita Mannino, Valerio Mazzucato e Anna Tringali danno vita a una galleria di personaggi che oscillano tra maschera e verità. Le musiche di Giorgio Gobbo, eseguite dal vivo dal duo "I sordi", contribuiscono a rafforzare l’atmosfera straniata e pulsante dello spettacolo.
Ma "Arlecchino?" non è solo teatro. A Perugia, lo spettacolo sarà accompagnato da una serie di eventi collaterali: venerdì 4 aprile alle 17.30 incontro con la compagnia al Teatro Morlacchi, mentre sabato 5 aprile alle 11.30 Pennacchi presenterà il suo libro "Se la rosa non avesse il suo nome" al T-Trane Record Store, in dialogo con Enrico Terrinoni. Sempre sabato, alle 18.00, spazio ai più piccoli con un laboratorio creativo pensato per i bambini durante lo spettacolo serale. Domenica 6 aprile, infine, replica accessibile con audiodescrizione per non vedenti e ipovedenti.
Uno spettacolo che promette di scuotere, divertire e far riflettere. Perché, come ricordava Walter Benjamin, “In ogni epoca bisogna lottare per strappare la tradizione al conformismo che cerca di sopraffarla”. Questo “Arlecchino?” lo fa con una risata irregolare e liberatoria.