07 Aug, 2026 - 18:45

Amanda Knox al Fringe di Edimburgo tra sold out e polemiche: la rabbia dei Kercher e il no di Sollecito

Amanda Knox al Fringe di Edimburgo tra sold out e polemiche: la rabbia dei Kercher e il no di Sollecito

Il sipario del Fringe Festival di Edimburgo si apre sotto la pressione di una polemica incandescente, dove il confine tra diritto d'autore del proprio vissuto e rispetto della memoria tragica appare più fragile che mai. Al centro del ciclone c'è Amanda Knox e il suo monologo comico intitolato “Cartwheel”, in cartellone fino al 17 agosto nella capitale scozzese. Un'opera incentrata sulla lunga e complessa vicenda giudiziaria legata all'omicidio di Meredith Kercher, la studentessa britannica uccisa a Perugia nel novembre del 2007, processo conclusosi con l'assoluzione definitiva sia per la trentanovenne americana sia per l'allora fidanzato Raffaele Sollecito. Ma se il botteghino registra già il tutto esaurito, fuori dal teatro monta un coro d'indignazione guidato dai familiari della vittima e supportato da una petizione online che ha già travalicato le 7.700 firme. Di fronte alle dure critiche, Amanda Knox ha rivendicato la propria scelta rigettando le accuse e denunciando un atteggiamento di disparità: a suo dire, un uomo ingiustamente accusato non avrebbe mai subito lo stesso livello di sanzione sociale. Di segno opposto la reazione di Raffaele Sollecito, che ha deciso di smarcarsi nettamente dall'iniziativa della sua ex coimputata, definendosi perplesso di fronte all'impiego di una tragedia come leva per uno show comico.

Le reazioni della famiglia Kercher tra la richiesta di cancellazione al premier Andy Burnham e la petizione online

A riaprire una ferita mai del tutto rimarginata è stata l'accorata presa di posizione di Stephanie Kercher, sorella di Meredith Kercher, che ha rivolto un formale appello per ottenere la cancellazione dello spettacolo, spingendosi a invocare l'intervento diretto del premier laburista britannico Andy Burnham. Per i familiari della giovane studentessa inglese, la trasformazione di un evento delittuoso e drammatico nel canovaccio di uno spettacolo comico costituisce una palese mancanza di empatia e rischia di trasformarsi in una dolorosa banalizzazione della tragedia. Un sentimento condiviso da migliaia di cittadini, come testimonia il rapido incremento delle sottoscrizioni alla mobilitazione sul web. Stephanie Kercher ha espresso pubblicamente l'auspicio che, col tempo, l'americana decida di allontanarsi definitivamente dal nome di Meredith, evitando di riproporre una sovrapposizione mediatica fonte di costante sofferenza per chi ne piange ancora la scomparsa. L'iniziativa scozzese viene così percepita dalla famiglia come un'incursione teatrale che calpesta la sensibilità di chi ha vissuto in prima persona l'orrore di quella notte perugina.

La replica di Amanda Knox nell'intervista a Sky News e le accuse sui doppi pesi nei confronti delle donne assolte

Invitata a chiarire la propria posizione durante un'intervista rilasciata all'emittente Sky News, Amanda Knox non ha fatto compiere al proprio testo alcun passo indietro, scegliendo di rispondere con fermezza alle contestazioni. “Ho sempre ricevuto critiche e resistenze, qualunque cosa io abbia fatto”, ha dichiarato la donna, evidenziando una condizione di perenne giudizio pubblico dalla quale ritiene di non essersi mai affrancata, neppure dopo le sentenze irrevocabili della magistratura italiana. Rispetto al dolore manifestato dai congiunti della vittima, Amanda Knox ha mantenuto una linea di distacco formale: “Non posso dire cosa turbi o meno la famiglia di Meredith”. Ha invece spostato l'attenzione sul trattamento mediatico e sull'opinione pubblica, sollevando un tema di potenziale discriminazione di genere: “Quello che posso dire è che non ho mai visto il tipo di controllo e critiche rivolte a un uomo accusato ingiustamente”. Una tesi con cui la Knox difende l'intimo diritto di riappropriarsi della propria narrazione esistenziale, anche attraverso il registro della satira e dell'ironia.

La presa di distanze di Raffaele Sollecito e le differenti vie per elaborare e superare il trauma giudiziario

Nel dibattito è intervenuto anche Raffaele Sollecito, la cui voce segna una cesura netta con le scelte e il linguaggio stilistico intrapresi dall'ex compagna di sventura. Raggiunto dall'ANSA, l'ingegnere informatico pugliese ha chiarito di non aver assistito alla rappresentazione, ma di non condividerne la premessa di fondo: “Non l'ho visto e quindi non posso esprimere un giudizio sul suo contenuto. Posso però dire che, per come è stato presentato e promosso, mi lascia perplesso che una tragedia venga utilizzata come elemento di richiamo per uno spettacolo comico”. Un giudizio che fotografa una divergenza sostanziale sul piano etico e metodologico: “Personalmente non è un approccio che condivido”, ha ribadito Raffaele Sollecito, spiegando come per lui il percorso di recupero personale segua binari diametralmente opposti rispetto alla ribalta del Fringe Festival. “Io sto cercando di elaborare e superare ciò che è accaduto in un modo diverso”, ha aggiunto, pur senza voler formulare condanne definitive sulle scelte altrui: “Non credo che esista una ricetta giusta o sbagliata per affrontare un trauma: ognuno trova il proprio percorso”. Due strade che si dividono definitivamente, mentre sul palcoscenico di Edimburgo cala un sipario carico di interrogativi morali.

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Federico Zacaglioni
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