Non soltanto insulti, minacce e intimidazioni, ma anche aggressioni fisiche che, in alcuni casi, rischiano di trasformare una normale giornata di lavoro in una situazione di pericolo. È il quadro denunciato da Fit Cisl Umbria e Fast Ferrovie, che hanno deciso di accendere nuovamente i riflettori sul tema della sicurezza del personale impiegato nel trasporto pubblico su gomma e su ferro.
L'iniziativa è stata presentata nella stazione di Ponte San Giovanni, luogo scelto dai sindacati per organizzare un presidio e portare direttamente all'attenzione delle istituzioni le condizioni con cui quotidianamente si confrontano lavoratrici e lavoratori del settore. Un appuntamento che nasce dalla necessità di affrontare un fenomeno considerato ormai non più episodico, ma strutturale e che coinvolge diverse categorie professionali: dai capi treno al personale di vendita e assistenza, fino agli autisti del trasporto su gomma.
L'obiettivo delle organizzazioni sindacali è quello di trasformare la denuncia in un percorso concreto, coinvolgendo istituzioni, aziende e rappresentanze dei lavoratori nella definizione di misure in grado di prevenire le aggressioni e aumentare la sicurezza sui mezzi e nelle stazioni.
Il presidio rappresenta il punto di partenza della mobilitazione promossa dalle organizzazioni sindacali. "Domenica dalle 21 alle 23 e tutti i restanti giorni fino a venerdì 21, saremo qui per stimolare le istituzioni ad interessarsi a questo tema", hanno annunciato i sindacati.
L'invito rivolto alle istituzioni è quello di raggiungere direttamente il luogo del presidio e confrontarsi con chi vive quotidianamente il problema. L'obiettivo, spiegano le organizzazioni, è "parlare con i lavoratori interessati per raccogliere proposte e sensazioni sul tema della sicurezza nei trasporti". Una scelta che punta quindi a costruire un confronto dal basso, partendo dalle testimonianze di chi opera ogni giorno sui treni, nelle stazioni e sui mezzi pubblici e si trova a gestire situazioni di tensione spesso senza strumenti sufficienti per affrontarle.
A delineare le dimensioni del fenomeno è stato Fabio Ciancabilla, segretario generale di Fit Cisl Umbria, che ha sottolineato come il problema non riguardi soltanto gli episodi di violenza fisica. "La frequenza delle aggressioni, non solo di carattere fisico ma anche verbale, che non sono meno gravi, è molto diffusa in Umbria", ha spiegato Ciancabilla ai microfoni dell'ANSA.
Secondo il sindacato, in regione vengono registrati "circa 2 o 3 al mese, la maggior parte verbali, ma a volte degenerano come accaduto a Ponte San Giovanni". Numeri che, al di là della frequenza, restituiscono la percezione di una condizione di crescente esposizione per chi lavora nel settore. Le aggressioni verbali, infatti, rappresentano spesso il primo livello di una conflittualità che può successivamente sfociare in minacce o violenza fisica.
Per i sindacati, il tema non può dunque essere affrontato soltanto dopo che un episodio si è verificato, ma richiede una strategia preventiva capace di intervenire sui fattori di rischio.
Particolare attenzione viene rivolta al personale ferroviario che, per caratteristiche del proprio lavoro, entra quotidianamente in contatto con l'utenza. Il fenomeno riguarda infatti "i capi treno che sono il personale più esposto, poi il personale vendita assistenza".
Si tratta di lavoratori chiamati a svolgere attività di controllo, assistenza e gestione delle situazioni che si verificano a bordo dei convogli e nelle stazioni. Un ruolo che li porta inevitabilmente a essere i primi interlocutori dei passeggeri anche quando si verificano contestazioni, disservizi o situazioni di particolare tensione.
A fronte di quello che viene definito "un fenomeno intollerabile", Fit Cisl e Fast Ferrovie chiedono quindi soluzioni concrete affinché "i lavoratori non siano esposti a questi problemi di sicurezza". La richiesta non riguarda soltanto una maggiore presenza delle forze dell'ordine, ma comprende anche interventi strutturali, tecnologici e organizzativi.
Sul fronte delle infrastrutture, i sindacati hanno già avanzato una serie di richieste alle aziende. "Abbiamo chiesto interventi alle aziende, per quanto riguarda i capi stazione, il rafforzamento delle porte e circuiti di videosorveglianza".
La sicurezza degli spazi ferroviari rappresenta infatti uno degli elementi centrali della strategia proposta dalle organizzazioni sindacali. Sistemi di videosorveglianza più efficaci, strutture maggiormente protette e una migliore capacità di controllo degli accessi potrebbero contribuire, secondo i rappresentanti dei lavoratori, a prevenire alcune delle situazioni di maggiore rischio.
L'obiettivo è creare ambienti nei quali il personale possa svolgere le proprie mansioni senza essere costantemente esposto a comportamenti aggressivi o minacciosi.
Tra le misure annunciate figura anche un rafforzamento del supporto alla sicurezza sui convogli ferroviari. Per i capi treno partirà da dicembre "l'inserimento di un nucleo di FS Security per supportare il lavoro dei capi treno e controllare i perimetri ferroviari".
L'intervento viene considerato dai sindacati un primo passo nella direzione di una maggiore tutela del personale, soprattutto per quelle figure professionali che operano direttamente a bordo dei treni e che possono trovarsi a gestire situazioni problematiche senza un supporto immediato.
La presenza di personale dedicato alla sicurezza dovrebbe consentire di intervenire più rapidamente nei casi di criticità e, al tempo stesso, svolgere una funzione deterrente.
La questione della sicurezza non riguarda però esclusivamente il comparto ferroviario. Fit Cisl Umbria e Fast Ferrovie hanno infatti evidenziato la necessità di intervenire anche sul trasporto su gomma. Per gli autisti è stata chiesta la presenza dei verificatori a bordo, "ma anche le barriere protettive contro le aggressioni". Il tema riguarda in particolare quei lavoratori che trascorrono gran parte della propria giornata al volante e che possono trovarsi a gestire direttamente situazioni di conflitto con gli utenti, spesso senza una separazione fisica che possa garantire un'adeguata protezione.
Le barriere protettive rappresentano quindi una delle possibili soluzioni strutturali individuate dai sindacati per ridurre l'esposizione degli autisti al rischio di aggressione.
Oltre agli interventi sulle infrastrutture e sull'organizzazione del lavoro, i sindacati chiedono un coordinamento stabile tra tutti i soggetti coinvolti. "Abbiamo chiesto a Regione e Prefettura - hanno dichiarato - di individuare un tavolo istituzionale con aziende e organizzazioni sindacali per avviare un percorso, raccogliere proposte e metterle in pratica, avere risorse aggiuntive per cercare di diminuire questa esposizione dei lavoratori dei trasporti".
La richiesta punta dunque a superare una gestione frammentaria delle singole emergenze e a costruire una strategia condivisa per la sicurezza del personale. Il coinvolgimento della Regione e della Prefettura viene considerato fondamentale proprio per mettere in rete aziende e organizzazioni sindacali, individuare le criticità maggiori e stabilire priorità e risorse necessarie.
Sulla stessa linea anche Christian Mancinelli di Fast Ferrovie Umbria, che ha posto l'accento sulla necessità di restituire ai lavoratori condizioni di maggiore serenità. Il personale deve poter "lavorare serenamente". Una condizione che, secondo Mancinelli, oggi non sarebbe sempre garantita. "Ogni giorno ci sono situazioni limite di aggressioni, sputi, minacce, non se ne può più".
Parole che restituiscono la dimensione quotidiana di un problema che, secondo le organizzazioni sindacali, non può più essere considerato una serie di episodi isolati.
La questione sollevata da Fit Cisl Umbria e Fast Ferrovie riguarda infine un tema che va oltre la tutela individuale dei lavoratori. La sicurezza del personale rappresenta infatti anche una componente essenziale della qualità del servizio di trasporto pubblico.
Un lavoratore che opera in condizioni di sicurezza può svolgere le proprie mansioni con maggiore serenità ed efficacia, mentre un ambiente caratterizzato da aggressioni e minacce rischia di compromettere non soltanto il benessere degli addetti, ma anche il rapporto complessivo tra personale e utenza. Da Ponte San Giovanni parte quindi una richiesta precisa: affrontare il fenomeno attraverso un confronto stabile e misure concrete, evitando che l'attenzione torni ad accendersi soltanto dopo l'ennesimo episodio.
Il presidio annunciato dai sindacati vuole essere proprio questo: uno spazio di ascolto e di pressione istituzionale, nel quale riportare al centro le condizioni di chi ogni giorno garantisce il funzionamento del trasporto pubblico umbro. La richiesta è quella di mettere insieme prevenzione, presenza sul territorio, interventi strutturali e risorse adeguate.
Per Fit Cisl Umbria e Fast Ferrovie, il punto di partenza resta dunque la sicurezza: quella dei lavoratori, ma anche degli utenti che ogni giorno utilizzano treni, autobus e stazioni. E il messaggio lanciato da Ponte San Giovanni è inequivocabile: le aggressioni non possono diventare parte della normalità del lavoro nel trasporto pubblico.