22 Mar, 2026 - 10:45

Afasia e post-ictus, a Perugia il confronto tra scienza e cura: focus su neuroriabilitazione e neurotecnologie

Afasia e post-ictus, a Perugia il confronto tra scienza e cura: focus su neuroriabilitazione e neurotecnologie

Un momento di confronto ad alto profilo scientifico, ma al tempo stesso profondamente radicato nella dimensione umana della cura. Si è sviluppato lungo questo doppio binario il convegno “Neuroriabilitazione post-ictus e neurotecnologie dalla ricerca alla clinica. L’esperienza di Pittsburgh”, promosso da A.IT.A. Umbria giovedì 19 marzo al Dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università di Perugia, nell’ambito della Settimana del cervello.

Un appuntamento che ha acceso i riflettori su una patologia tanto diffusa quanto ancora poco conosciuta: l’afasia, disturbo del linguaggio conseguente a lesioni cerebrali che, nella maggior parte dei casi, si manifesta a seguito di un ictus. Un tema complesso, che investe non solo la sfera sanitaria ma anche quella sociale, relazionale e psicologica, e che richiede risposte integrate tra ricerca, assistenza e comunità.

Afasia, una sfida ancora aperta tra sanità e società

Il convegno ha rappresentato un’occasione per approfondire le dinamiche legate alla perdita e al recupero delle capacità comunicative, mettendo in evidenza come l’afasia non sia semplicemente una difficoltà nel parlare, ma una condizione che può compromettere la comprensione, la lettura e la scrittura, incidendo in modo significativo sulla qualità della vita.

In questo quadro, il tema della neuroriabilitazione assume un ruolo centrale. Non solo come percorso clinico, ma come processo complesso che coinvolge competenze multidisciplinari e un accompagnamento costante del paziente, anche nella fase di reinserimento sociale.

Il ruolo di A.IT.A. Umbria: rete, supporto e inclusione

A ribadire il senso dell’iniziativa è stata la presidente di A.IT.A. Umbria, Nicoletta Pauselli, che ha sottolineato il valore della collaborazione tra associazioni e la necessità di costruire una rete solida di sostegno. "Questo incontro - ha ricordato la presidente Pauselli - è stato possibile grazie alla collaborazione delle associazioni A.IT.A. Umbria e A.L.I.Ce. Biella. Il nostro obiettivo è non lasciare sole le persone afasiche, con fragilità, stare insieme e creare una rete di supporto che può essere di grande aiuto". Un impegno che si traduce in attività concrete di accompagnamento, ascolto e inclusione, con l’obiettivo di restituire centralità alla persona e favorire il ritorno alla vita quotidiana dopo l’evento neurologico.

Sulla stessa linea la vicepresidente Francesca Graziani, che ha evidenziato l’importanza di momenti di approfondimento come quello organizzato a Perugia. "Per noi di A.IT.A. - ha aggiunto Francesca Graziani - è molto importante organizzare questi incontri perché possiamo approfondire tematiche che riguardano l’afasia e ci permettono di parlare di questo disturbo molto invalidante. Le persone, dopo un evento neurologico, solitamente un ictus cerebrale, hanno difficoltà nel comprendere il linguaggio, nel parlare e anche a leggere e scrivere. La nostra associazione è formata da persone afasiche e da volontari che le accompagnano nel rientro in società".

Dalla teoria alla pratica: il contributo della ricerca

Ampio spazio è stato dedicato agli interventi scientifici, che hanno offerto una lettura approfondita delle più recenti evoluzioni nel campo della neurologia e della riabilitazione.

Il professor Massimo Piccirilli, neurologo e psichiatra e direttore scientifico di A.IT.A. Umbria, ha affrontato il tema della neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di riorganizzarsi e adattarsi in risposta agli stimoli. Un meccanismo che rappresenta la base scientifica della neuroriabilitazione e che conferma quanto sia determinante un percorso riabilitativo precoce, strutturato e continuativo.

Il dottor Mauro Zampolini, direttore del Dipartimento di riabilitazione della Usl Umbria 2, ha invece posto l’attenzione sulle neurotecnologie e sul ruolo crescente dell’intelligenza artificiale in ambito medico. Tecnologie che, se utilizzate in modo appropriato, possono rappresentare un supporto prezioso per medici e ricercatori, senza sostituire il pensiero critico e la relazione con il paziente.

La testimonianza di Raffaele Guadagno e la sperimentazione di Pittsburgh

Tra i momenti più significativi del convegno, la testimonianza di Raffaele Guadagno, presidente dell’associazione A.L.I.Ce. Biella e protagonista di una sperimentazione innovativa condotta dall’Università di Pittsburgh sotto la guida della dottoressa Elvira Pirondini.

Guadagno, colpito da due ictus - prima nel 2016 e successivamente nel 2022 - ha raccontato il proprio percorso, segnato anche da un periodo di coma, e la scelta di sottoporsi a una sperimentazione basata sulla stimolazione cerebrale profonda. "Tre anni fa lessi su una rivista scientifica il nome di Elvira Pirondini - ha raccontato Guadagno -, le scrissi una mail alla quale rispose subito. Loro stavano iniziando a fare questa sperimentazione sulle scimmie, quando è stato il momento mi chiesero se volevo farla, sapendo che sarei stato il primo essere umano al mondo. Io dissi sono qui: l’ho fatto per me ma soprattutto perché l’ictus continua a venire e qualcuno ci doveva provare. La sperimentazione è durata un tempo determinato, dopo 40 giorni mi hanno espiantato tutto ma vorranno rifare l’impianto definitivamente perché i numeri sono positivi sia per la parola che per l’uso della mano".

Un racconto che ha restituito il senso concreto della ricerca applicata, mostrando come innovazione scientifica e coraggio individuale possano aprire nuove prospettive nel trattamento delle conseguenze dell’ictus.

Il collegamento con gli Stati Uniti e le prospettive future

A completare il quadro, il collegamento con l’Università di Pittsburgh, con gli interventi dei ricercatori Nicolò Macellari e Arianna Damiani. Macellari ha confermato i risultati positivi della sperimentazione, evidenziando miglioramenti sia sul piano motorio sia su quello linguistico. Un contributo che ha rafforzato la dimensione internazionale del confronto, sottolineando l’importanza della collaborazione tra centri di ricerca e realtà associative per lo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche.

Istituzioni e territorio: un’alleanza necessaria

Nel corso dei saluti istituzionali, il consigliere comunale Federico Phellas ha espresso apprezzamento per iniziative di questo tipo, evidenziando la disponibilità dell’amministrazione a sostenere percorsi di collaborazione tra istituzioni e associazioni.

Il direttore del Dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università di Perugia, Francesco Grignani, ha sottolineato come l’ateneo, oltre a svolgere attività di ricerca e formazione, abbia il compito di aprirsi al territorio e affrontare problematiche concrete che riguardano i cittadini.

Federico Pompei, presidente dell’Ordine delle professioni sanitarie di Perugia e Terni, ha infine rimarcato il valore scientifico dell’incontro, evidenziando al contempo l’importanza del fattore umano nella pratica sanitaria.

Un messaggio che va oltre il convegno

L'appuntamento tenutosi a Perugia si chiude lasciando un messaggio chiaro: la necessità di un approccio integrato alla cura dell’afasia, capace di unire scienza, tecnologia e relazioni umane. Il lavoro di A.IT.A. Umbria si inserisce proprio in questa direzione, ponendo al centro la persona e promuovendo una cultura della cura che non si esaurisce nella dimensione clinica. Un percorso che guarda alla ricerca, ma anche alla comunità, e che punta a costruire una rete capace di sostenere, accompagnare e restituire dignità a chi affronta le conseguenze di un evento neurologico.

Un segnale forte, in linea con lo spirito della Settimana del cervello, che richiama l’attenzione su una sfida ancora aperta, ma anche sulle opportunità che nascono dall’incontro tra conoscenza scientifica e solidarietà.

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Francesco Mastrodicasa
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