Si è spento a Terni all’età di 89 anni Enrico Valentini, per tutti “il maestro”, il decano dei fotoreporter umbri.
Con lui se ne va un pezzo importante della storia visiva dell’Umbria e dell’Italia del dopoguerra, raccontata attraverso decenni di immagini in bianco e nero e a colori che hanno fissato per sempre volti, eventi, trasformazioni sociali e culturali.
La notizia della sua morte ha suscitato cordoglio nel mondo del giornalismo, della fotografia e della cultura. Valentini non era soltanto un professionista stimato: era una memoria vivente della cronaca, dello spettacolo, dello sport e della vita quotidiana di Terni e della regione.

Nato a Metz (Francia) nel 1937, Enrico Valentini si trasferì a Terni all’età di due anni. Proprio in Umbria avrebbe costruito la sua lunga carriera, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di cronisti e fotografi.
Il suo percorso professionale iniziò nel 1960 nella redazione ternana del quotidiano La Nazione, dove rimase fino al 2003. Nel corso degli anni fu anche corrispondente fotografo per l’ANSA e per l’Associated Press, oltre a collaborare con numerose testate nazionali e locali: Il Corriere della Sera, Il Tempo, La Stampa, La Repubblica, Il Messaggero, Il Giornale dell’Umbria, e periodici come Cronaca Vera, che lo portò spesso a documentare fatti di cronaca anche in Sabina e a Rieti.
Valentini è stato testimone privilegiato di decenni di cronaca nera e giudiziaria. Le sue prime fotografie a fare il giro d’Italia furono quelle legate al processo Mastrella nel 1962: l’ispettore delle dogane di Terni finito al centro di una maxi truffa da 750 milioni di lire dell’epoca. Un caso che colpì l’opinione pubblica e che ispirò persino Totò per un episodio del film Totò contro i quattro.
In quell’aula c’era anche il penalista reatino Italo Carotti, autore di un’arringa rimasta famosa, e le immagini di Valentini contribuirono a fissare per sempre i momenti salienti di una vicenda che superò i confini regionali.
Accanto alla cronaca, Enrico Valentini ha raccontato anche la vita culturale dell’Umbria: il Festival dei Due Mondi di Spoleto, di cui fu uno dei fotografi ufficiali, il Todi Festival, Umbria Jazz e tanti altri eventi che hanno reso la regione un punto di riferimento internazionale.
Tra gli scatti più celebri restano quelli realizzati nell’agosto del 1961 a Brigitte Bardot sulle sponde del lago di Piediluco, quando l’attrice francese era in Umbria per alcune riprese del film Vita privata con Marcello Mastroianni. Valentini riuscì a intercettarla anche a Terni, realizzando immagini che fecero il giro delle riviste e dei giornali. Uno scoop dal sapore quasi ironico, visto che l’attrice francese venne immortalata da un fotografo nato in Francia ma ormai ternano d’adozione.
Il suo archivio è un viaggio nella storia della città e del Paese: l’elefante di un circo che fa il bagno nella fontana di piazza Tacito, i tifosi della Ternana che si tuffano nella stessa vasca dopo una vittoria, Nereo Rocco che pranza in un ristorante di Terni prima di una partita del suo Milan al Liberati, Mina in città per ritirare il premio San Valentino.
E poi i grandi personaggi della storia e dello spettacolo: i presidenti della Repubblica Cossiga e Pertini, Alberto Sordi, Sophia Loren, Papa Giovanni Paolo II, Aldo Moro, Giampiero Boniperti, Renato Rascel e molti altri. Immagini che non sono solo fotografie, ma tasselli di memoria collettiva.

L’archivio fotografico di Enrico Valentini raccoglie oltre 200mila immagini ed è stato dichiarato di “interesse storico particolarmente importante” dal Ministero dei Beni Culturali tramite la Soprintendenza archivistica per l’Umbria. Oggi è custodito e gestito dall’associazione di promozione sociale Tempus Vitae, a testimonianza del valore non solo artistico, ma anche documentario del suo lavoro.
Un patrimonio che racconta più di sessant’anni di storia locale e nazionale, visto attraverso l’occhio attento e rigoroso di chi ha fatto della fotografia un vero mestiere.
Valentini non ha mai nascosto le difficoltà del suo lavoro. In un’intervista ricordava: “Fare il fotoreporter è un mestiere difficile, bisogna avere l’abilità e la tenacia per raggiungere il luogo dello scatto, sia questo un incidente stradale, un delitto, oppure un’attrice come Brigitte Bardot. Io ci sono riuscito”. Una frase che riassume perfettamente il suo stile: determinazione, curiosità, presenza sul campo.
Con la scomparsa di Enrico Valentini, Terni e l’Umbria perdono un testimone privilegiato del Novecento e dei primi decenni del nuovo secolo. Restano però le sue immagini, il suo archivio e una lezione professionale fatta di rigore, passione e rispetto per la notizia e per le persone.
Il “maestro” se n’è andato, ma il suo sguardo continuerà a raccontare la storia.